1. Introduzione

1. Introduzione

L’obiettivo che si propone questo lavoro è l’esplorazione dettagliata dei generi della crime fiction, cioè tutte quelle opere di narrativa strutturate attorno alla relazione triangolare tra un detective, o un agente d’inchiesta, un criminale e una vittima, e dell’utilizzo delle sue strutture narrative nel cinema italiano nel periodo che va dal 1957 al 1970, considerati “gli anni del superamento della pregiudiziale” (1) per questo genere.

Nonostante questo, il genere e le sue meccaniche, nella produzione di questo periodo, sono stati trascurati sia dalla critica, maggiormente interessata ai singoli film legati ai discorsi cinematografici di certe autorialità, che dalla recente rivalutazione degli appassionati di genere, maggiormente interessati alle manifestazioni più crude ed esplicite del decennio successivo. Questa operazione ha inoltre complicato ulteriormente le cose, caricando una terminologia già confusa (2) di ulteriori significati: il termine “giallo”, ad esempio, già generalista e dai contorni poco definiti, è recentemente invalso, anche a livello internazionale, per indicare un filone di film thriller derivati dall’imitazione delle opere del regista Dario Argento.

Per il suo studio, siamo dunque partiti, nel primo capitolo, dal problema del lessico, al quale cerchiamo di trovare una soluzione facendo riferimento agli studi sul genere e alle definizioni date in ambito anglosassone, ambiente nel quale esso sembra nascere. Verranno quindi individuati una serie di sotto-generi, in base alle loro strutture narrative, alle tipologie di protagonista utilizzate, tra i tre precedentemente indicati come fondanti di questa narrativa, e alle azioni che questi compie.

Il secondo capitolo entrerà nel vivo dell’argomento affrontando la situazione produttiva del cinema Italiano nel periodo trattato, tra co-produzione con i mercati europei e statunitensi, e l’evoluzione storica del genere in Italia, per trovare una spiegazione alla forte ibridazione tra generi e sotto-generi che caratterizzano la crime fiction italiana al cinema.

Il terzo capitolo si occuperà invece di tracciare la situazione della crime fiction nell’intrattenimento e nella cultura dell’epoca al di fuori dell’ambito cinematografico. Il genere esplode con una grande popolarità soprattutto nel fumetto, con il fenomeno dei fumetti neri, ma ha successo anche in televisione, con gli adattamenti di personaggi classici della letteratura comeSherlock Holmes o Maigret, nonché opere originali, e nella letteratura, dapprima a fatica, ma poi trovando la sua giusta dimensione, con i romanzi di Leonardo Sciascia e Giorgio Scerbanenco.

Infine, il quarto capitolo analizzerà alcuni film dell’epoca, sulla base delle categorie e delle definizioni date nel primo capitolo. Ognuno dei casi analizzati verrà studiato dal punto di vista della struttura narrativa, e verrà messo in relazione con altri film organizzati attorno alla medesima. La scelta di questo metodo è stata effettuata anche per escludere discorsi di tipo autoriale o raggruppamenti fondati su caratteri iconografici, in quanto “il concetto di struttura permette una prima delimitazione del genere […] e si offre come base per una sua definizione che non voglia emettere giudizi di valore” (3).

Il reperimento dei materiali filmografici per la stesura dell’analisi è stato un lavoro arduo, in quanto molti di questi film non sono al momento disponibili sul mercato casalingo e possono contare anche su pochi passaggi televisivi. Anche per questo il lavoro di ricerca è costantemente in fieri e quindi invito il lettore che avesse delle osservazioni utili a questo fine a non esitare a contattarmi. Per la bibliografia invece si sono utilizzati testi in lingua italiana, inglese, francese e spagnola per avere un quadro più possibile completo della storia del genere in Italia e all’estero, nonché un costruttivo apparato di definizioni. Sono stati utilizzati testi integrali e saggi, e molto utile è stato anche l’apporto di internet, dove sono stati consultati diversi siti di rilevanza accademica e scientifica, per ritrovare tracce di questa tradizione.

Note

  1. Orio Caldiron, Il Paradosso Dell’autore. Roma: Bulzoni, 1999 pag. 179
  2. Sin dall’inizio infatti “il lessico italiano […] non aveva fatto in tempo a coniare un lessico proprio, segno evidente che in Italia i germi del poliziesco erano dispersi e immaturi”. Loris Rambelli, Storia del “giallo” italiano. Milano: Garzanti 1979 pag. 18
  3. Loris Rambelli Op. Cit. pag. 28

Scritto con amore e in velocità da Tommaso Urban :)