Monthly Archives: marzo 2014

Chesil Beach di Ian McEwan

Conoscevo McEwan solo per l’adattamento cinematografico di Espiazione, film che mi era piaciuto tantissimo all’epoca della sua uscita.

Poi quest’anno mi è stato regalato Chesil Beach e l’ho letto tutto d’un fiato. Che dire, il romanzo è molto breve (quasi un racconto lungo) ed è scritto con estrema precisione nella ricostruzione psicologica di due punti di vista completamente opposti sullo stesso evento catartico. Di più non posso dire perchè più che una lettura è un’esperienza da provare sulla propria pelle.

Decisamente consigliato (e non me lo sarei mai aspettato visto è tutto fuorchè il mio genere di lettura).

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La Grande Bellezza

La Grande Bellezza è un film che ho evitato in sala (nonostante Sorrentino sia il mio regista italiano contemporaneo preferito) perchè il trailer non mi aveva scuscitato alcuna curiosità. Ho approfittato della messa in onda del film su Mediaset, dopo il successo agli Oscar di quest’anno, per guardarlo. Che dire, mi sono pentito di non averlo visto al cinema in quanto si tratta di un ottimo film, che fa riflettere sulla società italiana contemporanea grazie a un certo surrealismo cinico tipico di Sorrentino. 

Quello che ancora più mi ha colpito è stata la bomba mediatica di cui è stata capace Mediaset trasmettendo il film a ridosso degli Oscar, scavalcando la catena distributiva tradizionale e creando filnalmente una discussione accesa (e clima da partita dei mondiali) attorno a un film. Si tratta indubbiamente di un precedente interessante e vedremo a cosa potrà portare in futuro.

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Mob City

Preso dentro dalla lettura de La Dalia Nera, ho deciso di abbinarla alla visione di questa bella serie firmata Frank Darabont.

Originariamente doveva titolarsi L.A. Noir ed il motivo è abbastanza lampante: sin dal primo episodio è un condensato di tutto ciò che è classico del noir ad ambientazione losangelina, con un pizzico di Ellroy (ma purgato del grosso della perversione e dell’ultraviolenza).

E’ bella da vedere e piacevole da seguire, senza troppo impegno. Consigliata.

La Dalia Nera di James Ellroy

Dopo qualche mese di fumetti mi sono ridato ai romanzi leggendo La Dalia Nera. Avevo già apprezzato l’adattamento cinematografico di De Palma nonostante tutti i suoi difetti e di Ellroy lo scorso anno ho adorato White Jazz.

Come ho trovato dunque questo La Dalia Nera? Bello, un solido romanzo d’investigazione noir e a sfondo storico con un Ellroy più giovane e meno stilizzato rispetto a White Jazz.

I personaggi tipici e i temi dell’autore sono già tutti qui e ci sono certe sequenze che non dimenticherò facilmente. La cosa che più mi ha colpito è il vedere l’evolversi del caso e delle vite dei personaggi nel corso di un arco temporale piuttosto esteso.

Bello, non vedo l’ora di mettermi a leggere il prossimo che segue nella serie.

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House of Cards

Finito Breaking Bad ed entusiasmato dalla sua qualità mi sono gettato su House of Cards visto l’entusiasmo che generato presso la critica statunitense.

Pessima idea.

Dopo i primi due episodi diretti da Fincher e magistralmente interpretati da un magnetico Kevin Spacey, la serie precipita nella noia più totale diventando puro filler (pure abbastanza non-sense) fino agli ultimi due episodi dove devono rilanciare alla seconda stagione.

E’ stata interessante per capire la struttura adottata da sceneggiatori e produttori vista la decisione di rendere subito tutti gli episodi disponibili per lo streaming senza dover aspettare un’uscita a cadenza settimanale: per favorire la voglia di binge watching (o, alla nostra, “mega-maratona”) i primi due episodi funzionano da hook per il resto della serie, che continui a guardare anche se assalito dalla noia (perchè tanto ormai ci hai investito del tempo) per poi risalire gli ultimi due episodi e cercare di invogliarti a vedere le prossime stagioni

Tecnicamente è tutto ottimo ma è la sostanza che manca. Bocciato.

Breaking Bad

Come ho già scritto nel post dedicato a True Detective, prima di Breaking Bad non mi ero mai interessato più di tanto alle serie televisive. Mi ero preso con Lost al tempo della sua uscita ma poi mi ero disaffezionato al punto da non guardare le ultime due stagioni.

Ero abituato a considerare le serie televisive come dei riempitempo piuttosto inutili, con plot devices e strutture trite e ritrite che riuscivo a prevedere a episodi di distanza.

Breaking Bad mi ha convinto che mi sbagliavo. E’ ben filmata, scritta in maniera eccezionale, e interpretata meglio. Non è strutturata in maniera canonica – generi e toni continuano ad essere mischiati con grande efficacia e manca la tipica costruzione delle sceneggiature televisive – ed è decisamente imprevedibile. Meglio di tutto, è intelligente e pone – sempre sotto forma di intrattenimento – domande scomode su di noi, le nostre vite, le nostre relazioni e la nostra morale.

Probabilmente uno dei punti più alti del intrattenimento noir contemporaneo.

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Tomb Raider

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Finito ieri sera ed è un gioco che mi sento di consigliare caldamente.

Partiamo dal negativo: la trama è oscena, non c’è un singolo personaggio per cui simpatizzare (Lara non è male, ma non il massimo del carisma) e in generale fotografia, sceneggiatura e regia delle scene animate fanno abbastanza schifo. Ed è un peccato perchè invece la regia in-game e quanto si riesce a scoprire della backstory tramite i diari nel gioco è invece molto intrigante è ben riuscita. Il perchè di queste due anime così scisse non me lo spiegherò finchè campo ma tanté che questa è l’impressione che mi ha lasciato.

Il gioco in sé è una goduria.  La prima impressione ovviamente riporta ad Uncharted. Poi mi ha ricordato nello stile dei menù Assassins Creed. Poi però la rivelazione: è come Zelda Skyward Sword unito ad Uncharted con alcune cose stilistiche riprese da Assassins Creed e un pò la serie Arkham di Batman. Poi arriva qualche elemento che ti riporta alla memoria Dark Souls e magari ti fai un paio di combattimenti nella Shanty Town che sembrano presi di peso da Resident Evil 5. 

Insomma, come Sleeping Dogs (altro gioco Square-Enix occidentale), anche Tomb Raider unisce tanti altri giochi di successo di questa generazione ed il risultato è una goduria da giocare, sempre pieno di cose da fare e da scoprire. L’esperienza è pilotata in maniera cinematografica ma al contempo ti lascia libero di scegliere il tuo stile di gioco (grazie anche al discorso dei punti esperienza che ti permettono di customizzare Lara come meglio credi e meglio si adatta a te) e alla possibilità di esplorare in modo indipendente i numerosi segreti dell’isola.

Quando si gioca è tutto perfetto, di grande impatto ed atmosfera e l’immersione è garantita anche dal fatto che non ci sono interruzioni di alcun tipo ed è un unico movimento fluido tra cutscenes e sequenze in game o quick-time events (non abusati). Anche i set pieces più spettacolari sono meno controllati che in Uncharted 3 e danno più il senso di essere i protagonisti dell’azione e di poter sbagliare.

Altro titolo chicca da parte di Square Enix.

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True Detective – Stagione 1

Finita di vedere la prima stagione in originale un paio di sere fa, riporto le mie prime impressioni a caldo, soprattutto visto il responso un pò negativo che sembra aver avuto la conclusione di stagione da parte della critica.

Questa prima stagione di True Detective mi è piaciuta tantissimo. Non solo da un punto di vista tecnico è assolutamente eccezionale (il tanto discusso piano sequenza di sei minuti alla fine del quarto episodio è solo l’esempio più evidente e lampante della cura e bravura che è stata messa nella realizzazione di questa serie) ma anche dal punto di vista artistico.

Non sono un esperto di serie televisive (a parte Lost, ho iniziato pochi mesi fa ad avventurarmi in questo mondo, grazie a Breaking Bad) ma non ho memoria di un’altra serie scritta interamente da un unico sceneggiatore (e showrunner) e diretta da un solo regista. Grazie a ciò si ha veramente l’impressione di star guardando un unico film dell’imponente durata di 8 ore (tra l’altro privo di filler o momenti ridondanti).

Da un punto di vista contenutistico, la serie ha decisamente toccato le mie corde, prendendo tutto ciò che c’è di pulp (quello vero, direttamente dagli anni ‘30) frullandolo per bene calandolo in un contesto d’atmosfera estremamente realistica. Cosa succede mischiando il noir, il serial killer thriller, il buddy movie, il southern gothic e l’orrore cosmico di Lovecraft. Guardate questa serie per scoprirlo.

Comunque è scritta da Dio, diretta meglio, recitata che meglio non si può, ha una sigla figa e stilosissima e ti cala in un’atmosfera sudata e spiacevole. Enjoy.

The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese

Visto ormai settimane fa e ho dovuto farlo decantare.

Come film l’ho trovato osceno e fastidioso, noioso oltre ogni limite, l’apoteosi della vuoto e della ripetizione senza senso. Insomma, sono uscito dalla sala infastidito e disgustato.

Poi, ci ho un pò riflettuto sopra e sono arrivato alla conclusione che come esperienza metacinematografica è favoloso.

Il rapporto con il trailer è fondamentale: è glamour e promette tutto quello che la società impone: feste gigantesche, donne bellissime, auto da sogno, ville infinite, droga e il fascino dell’illegalità.

Poi vai al cinema, il film ti dà la carica nei primi venti minuti e passa le restanti due ore e mezza a disintegrare gli archi emotivi avvolgendoti nel nulla della ripetizione e della routine tipica di qualunque vita ma che facciamo fatica ad associare all’idea di vita di successo.

Risultato: il disgusto per quel tipo di vita che prima ti pareva tanto bella ed attraente.

E alla fine ti prende pure per il culo perchè sei come quei coglioni seduti ad ascoltare il suo discorso su come diventare dei grandi venditori.

Hai comprato anche tu la sua storia.

Geniale, se così fosse, ma non ne sono del tutto convinto (alcune scene proprio non mi tornano) e comunque non credo avrò alcuna voglia di rivederlo.

Snowpiercer di Bong Joon-ho

Non sapevo bene cosa aspettarmi da Snowpiercer. Da un lato la premessa surreale (tratta dall’originale BD francese) dell’umanità costretta a sopravvivere a bordo di un solo treno mi affascinava ma dall’altro mi chiedevo come avrebbe fatto a reggere un film di due ore. Però le critiche positive sia di critica che pubblico mi hanno convinto a buttarmi…

Dopo la visione posso affermare con certezza che Snowpiercer è un gran bel film di fantascienza. La premessa è sfruttata alla grande come metafora del mondo e della condizione dell’umanità in tutte le sue sfaccettature e varianti. Anche se la trama di per se non è niente di originale (anzi…), le costanti trovate di Bong Joon-ho donano al film costanti momenti di riflessione (in particolare l’utilizzo costante e ricorrente del cibo, presente in tante varianti quanto sono le varianti umane).

La regia è sempre solida e si rivela azzeccata sia nei dialoghiriflessioni che nelle (numerose) scene di combattimento.

Una piacevolissima sorpresa ed un film che probabilmente rivedrò volentieri in televisione. 

Scritto con amore e in velocità da Tommaso Urban :)