Monthly Archives: maggio 2014

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Godzilla 2014 di Gareth Edwards

Non ci girerò molto intorno: per me Godzilla si porta a casa un 5 su 10 e lo si può descrivere come Indipendence Day ripreso dal punto di vista de La Guerra dei Mondi di Spielberg con qualche spruzzata di Jurassic Park. La prima ora mi è piaciuta, la seconda decisamente no.

Ora discutiamone con degli SPOILER!

Da un punto di vista prettamente narrativo il film è interessante per la cura messa nella backstory dei mostri (è affascinante nel spiegarne la loro biologia) e in quei rari momenti dove scivola nel territorio delle “alternate-history” fantascientifiche (l’incidente del 1999 ha infatti lasciato una parte di Tokyo zona off-limits reclamata dalla natura alla The Last of Us).

E’ anche stimolante la relazione centrale del film tra padre e figlio ma purtroppo il regista decide a metà film di uccidere il padre lasciando il tutto irrisolto e rendendo il protagonista una mera pedina da spostare al centro dell’azione, senza un particolare scopo da perseguire (se vuole tanto tornare dalla famiglia, perchè si candida per una missione suicida?). Se ne La Guerra dei Mondi il fatto che ci fosse un’armata di alieni giustificava il fatto che Tom Cruise incappasse spesso e volentieri in loro, qui i mostri sono solo tre, il che rende decisamente ridicolo il fatto che il protagonista incappi sempre in loro.

Tremendi i sensi di deja-vu in alcune scene (in primis il fiume di cadaveri incendiati – La Guerra dei Mondi – e il cane che si salva dall’onda – Indipendence Day), allucinante che riprendenda da Spielberg pure il momento dove mostro e protagonista si guardano in faccia e si comprendono come incompresi e totalmente straniante la scelta musicale per quella che è una delle scene principali del film – il paracadutaggio su una San Francicsco devastata dalle creature.

Ma soprattutto: pago per vedere Godzilla e appare 10 minuti totali nel film? Inaccettabile.

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The Walking Dead

Sempre per la maratona horror dello scorso ottobre, dopo aver abbandonato Dead Space 3, mi sono buttato sul gioco di The Walking Dead, la tanto osannata avventura di TellTale (allo sparatutto in soggettiva non mi ci avvicino nemmeno). Tanto per cambiare, all’epoca ho abbandonato anche questa, segno che non era più periodo.

Finiti i vari Dead Space (manca solo quello per iOs su cui mi cimenterò nei prossimi giorni) sono tornato alla carica su The Walking Dead per terminarlo dal punto dove l’avevo lasciato.

Che dire?

Il primo e l’ultimo capitolo sono semplicemente favolosi, catturano con emozione e colpiscono tutte le corde giuste. Ottimo lavoro.

I capitoli nel mezzo mi hanno lasciato un pò dubbioso: si percepisce quando le scelte che si fanno hanno realmente peso sulla storia e quando invece il gioco sarebbe andato in una certa direzione indipendentemente dalla nostra volontà e questo infastidisce. Infastidisce soprattutto perchè quando invece hanno un peso, non vorresti mai smettere di giocare, è narrazione interattiva realizzata in modo pressochè perfetto.

Poi alle volte bestemmi quando a causa di qualche intoppo tecnico (rallentamenti nel caricare in primis) non prendi una scelta che avresti dovuto prendere o quando il gioco cade nella sindrome delle vecchie avventure punta e clicca dove inizi a scandagliare tutta l’ambientazione fino a trovare quel microscopico punto interattivo che ti lascia andare avanti.

Vista l’impostazione a camere fisse un pò come i vecchi survival horror, sarebbe stato interessante avere delle parti come quei giochi unite alle decisioni critiche e allo stile narrativo utilizzato.

Comunque non c’è da lamentarsi e se siete fan di fumetti e serie televisive questo è un esperimento da non perdere.

Adesso mi toccherà giocare 400 Days (in una eventuale sale visto che purtroppo non ho preso la Game of the Year Edition) e la Season 2 appena arriverà su disco.

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Dead Space 2: Severed

Finito Extraction mi tuffo su Severed, criticatissimo all’epoca dell’uscita per brevità e per il fatto che si concentra tutto sull’azione (non ci sono puzzle, sezioni in assenza di gravità etc.).

Confermo che è troppo breve (anche qui, come per Awakening, un paio d’ore) ma il ritmo e serratissimo e serve alla perfezione la storia che racconta: si percepisce il senso d’ansia che attanaglia Gabe per raggiungere e portare in salvo la moglie Lexine prima che lo Sprawl sia completamente distrutto dai necromorfi e prima che gli agenti di Unitology la raggiungano. Peccato che non ho capito come Gabe e Lexine si siano sposati visto che in Extraction si stavano un pò sulle balle a vicenda ma il finale del DLC porta un bel carico emotivo. Peccato parte seconda: non saprò come prosegue la vicenda dell’immunità di Lexine alla follia del Marker perchè non è più citata in Dead Space 3 e il team è al momento al lavoro su Star Wars. Chi vivrà, vedrà!

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Dead Space: Extraction

Finito il terzo capitolo volevo buttarmi su Severed, l’espansione di Dead Space 2 ma scopro che i protagonisti sono i reduci di Dead Space: Extraction. Che fare? Mi butto su Dead Space: Extraction che tanto ho come extra della Limited di Dead Space 2.

A differenza della serie principale, questo titolo originariamente sviluppato per Wii è un light shooter che però vuol essere qualcos’altro: alla fine si tratta di un prequel di Dead Space narrato come se fosse un film in handycam (quelli alla Rec per intenderci che andavano parecchio di moda poco tempo fa) dal punto di vista di diversi personaggi che ruotano attorno alla vera protagonista della vicenda, Lexine, una donna immune alla follia del marker e l’unico personaggio di cui non vestiamo mai i panni.

L’esperimento è bello, funziona ed è immersivo ed anzi, le parti più fastidiose sono quelle a retaggio del genere dove siamo costretti a scandagliare con il mirino la scena il più velocemente possibile per raccogliere munizioni e curativi con il rischio di perdere qualche parte di trama.

Consigliato! (per i fan di Dead Space, poi, è un must!)

Dead Space 3: Awakened

Finiti i titoli di coda di Dead Space 3 mi sono gettato a capofitto sull’espansione che riprende direttamente dai titoli di coda.

Ottima (se la trovate a prezzo scontato, a prezzo pieno probabilmente non la prendere) per concludere la saga con una nota horror più marcata rispetto al gioco principale.

Due orette di gioco aggiuntive, tutte da gustare, con uno splendido nemico-boss aggiuntivo che mi ha riportato alla mente l’Hooked Man della beta di Resident Evil 4 (fonte d’ispirazione? mi sa tanto di si)!

Dead Space 3

Altro giro, altra storia di un gioco che non mi piaceva e poi ho adorato. Quando mi sono buttato a farmi la mia maratona di giochi horror lo scorso ottobre, il grosso dell’impegno l’ho dedicato a Dead Space. Finiti con entusiasmo i primi due capitoli mi sono lanciato nel terzo ma l’ho abbandonato poco dopo: non tanto per la maggior dose d’azione che tanti hanno lamentato, quanto per i cambi alla fisica e al responso dei nemici ai colpi delle armi ormai classiche e al cambio totale del sistema di customizzazione della armi. Forse anche perchè avendo già accumulato una quarantine di ore di gioco sui primi due capitoli stavo andando in overdose.

Sei mesi dopo l’ho ripreso in mano con tutt’altro umore e spirito e, dopo Resident Evil 6, ecco un altro gioco che ho inaspettatamente adorato.

La maggior enfasi sull’azione si sposa bene con lo stato d’animo del protagonista, l’atmosfera è a livelli altissimi come in tutti i precedenti capitoli e le possibilità di customizzazione delle armi lasciano totalmente al giocatore la libertà di approcciarsi al gioco nel modo in cui preferiscono.

L’ho giocato solo in single player e, per la prima volta nella mia vita, ho la curiosità di giocare la storia anche in multiplayer, quindi non è detto che non lo riprenda in mano a breve.

Detto questo comunque, non poteva non entrare nella mia personalissima classifica dei giochi preferiti di sempre un gioco che fonde alla perfezione Alien e La Cosa e fondamentalmente rende interattivo il racconto Alle Montagne della Follia di Lovecraft. Solo per questo 10 e Lode (hanno fatto fatica al cinema a rendere così bene l’immaginario lovecraftiano, farlo in videogioco è ancora più immenso!) ma ci sono tanti set pieces decisamente emozionanti che mi sono rimasti a lungo nella memoria dopo aver finito il gioco che quindi lo pone direttamente tra le mie migliori esperienze interattive degli ultimi anni.

Un’ultima cosa: è molto interessante l’utilizzo della camera virtuale durante le sequenze narrative che quasi mai si discosta dalle spalle del protagonista e anche quando lo fa, lo fa sempre in una sorta di piano sequenza senza stacchi o cambi di inquadratura. E’ una sorta di versione in terza persona delle modalità narrative degli FPS più narrativi (alla BioShock per intenderci) ed è molto caratterizzante rispetto a giochi simili (come Uncharted) donando all’esperienza una continuità impressionante.

Promosso a pieni voti e non vedo l’ora di vedere cosa farà questo team di sviluppo assieme alla regista e designer di Uncharted sul prossimo gioco dedicato a Star Wars!

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Resident Evil 6

Quando ho giocato alla prima demo pubblica di Resident Evil 6 non mi era piaciuto per niente e non ne ho fatto segreto, scrivendo parecchio proprio sulle prime pagine di questo blog. Il Resident Evil che tanto ho adorato dal lontano 1996 era ormai morto e sepolto.

Due anni dopo ho finalmente trovato il coraggio di comprare e giocare la versione completa del gioco così come l’hanno pensata i loro creatori (non proprio: ho installato l’aggiornamento risalente a Dicembre 2012 che mi ha permesso di avere una telecamera migliore rispetto alle impostazioni base). Non ho quindi tolto le indicazioni su dove andare, ho mantenuto l’hub sempre visibile etc etc etc. Risultato? Mi sono divertito un casino.

Il gioco è tanto esteso e straborda in più punti, e questo pesa soprattutto sulla campagna di Jake Muller che riprende qualche elemento di troppo da quella di Chris. Per il resto i quattro personaggi giocabili hanno un loro stile ben definito che mi ha immerso nelle differenti situazioni: Leon è sempre al centro del caos che si espande, sia esso Tall Oaks negli USA o Shanghai con ambientazioni puramente tendenti all’horror gotico (tanto da ricordare Dark Souls in certi frangenti); Chris rende l’idea dell’impiego effettivo di armi biologiche in un conflitto (le trasformazioni dei nemici in base a dove sono stati colpiti sono decisamente efficaci) e il modo in cui rivive il trauma della perdita del proprio team è narrativamente stupendo; Jake è divertente, rocambolesca e caciarona, quasi da film di supereroi; Ada passa con disinvoltura dallo stealth all’azione con qualche simpatico puzzle come diversivo.

Che dire? Mi sono sbagliato! Il gioco mi è piaciuto (potete criticare la trama quanto volete, a me lo stile B-movie di Resident Evil sempre è piaciuto e sempre piacerà) e mi sento di consigliarlo a chi si vuole divertire senza troppi patemi. Certo, non è più l’esperienza terrificante che Resident Evil è stato (e potrà sicuramente tornare ad essere visto Revelations) ma il punto più basso si è toccato con il quinto episodio e qui siamo decisamente meglio.

Giocatelo come è stato pensato e non avrete problemi.

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Scritto con amore e in velocità da Tommaso Urban :)