3. Analisi dei Penny Dreadfuls e delle loro storie

Cosa sono i Penny Dreadful?

3. Analisi dei Penny Dreadfuls e delle loro storie

Come abbiamo visto ci sono migliaia di Penny Dreadfuls che variano tra loro per soggetto, stile, durata e qualità. Non sono un genere specifico e separato, ma piuttosto imitano e rubano da altri. Eppure ci sono delle specificità che caratterizzano i Penny Dreadfuls e li distinguono, ad esempio, dai classici romanzi Gotici, ma anche dalle così dette Newgate novels (1) e Silver-Fork novels (2). L’elemento di distinzione si fonda sulla tipologia di pubblico a cui i Dreadful miravano. Laddove il Gotico era indirizzato maggiormente a donne della middle-class, con una buona scolarizzazione e un reddito tale da potersi regolarmente permettere l’acquisto, o almeno il prestito, di romanzi in formato triple-decker, i Penny Dreadfuls erano rivolti alle classi povere e a bassa scolarizzazione, tanto che il pubblico campione, usato per capire la validità di una nuova pubblicazione, erano spesso ragazzi e ragazze attorno ai dieci anni d’età.

Le principali differenze tra il Gotico e i Penny Dreadfuls nascono dunque dagli utenti a cui erano destinati e ciò che caratterizzava quest’ultimi era:

  1. Una marcata differenza nel registro linguistico, dallo stile alto del diciottesimo secolo all’inglese più colloquiale, domestico, vicino a quello usato da Scott, Ainsworth e Dickens. Lo stile più vecchio è ancora presente, spesso quando le eroine si emozionano, tanto che i Penny Dreadfuls sembrano imitare lo stile diseguale e frastagliato di Bulwer-Lytton (3). I riferimenti letterari sono pochi e si limitano agli autori più conosciuti come Shakespeare e Byron.
  2. Un declassamento dei personaggi protagonisti alle classi sociali d’appartenenza dei lettori. Laddove nel Gotico classico i personaggi provengono dalle classi elevate o medie, se non addirittura aristocratici, nei Penny Dreadfuls le eroine appartengono alla working-class, spesso impiegate nei lavori più umili, o, addirittura, contadine, mentre gli eroi, quando non sono criminali, sono apprendisti, marinai o a volte procuratori.
  3. Il meccanismo, frequente nel Gotico, dell’ereditiera scomparsa diventa meno comune. Quando è usato, la ragazza è solitamente una contadina, una mendicate o un’apprendista.
  4. I lunghi passaggi descrittivi, per la maggior parte di scenari, che si possono trovare nel Gotico, vengono eliminati. Nei Penny Dreadfulsl’enfasi è sull’azione, la più catastrofica possibile, e gli avvenimenti devono susseguirsi senza sosta.
  5. Piuttosto che su un’eredità perduta, il “plot” ruota solitamente attorno a un malvagio, che deve essere smascherato e distrutto. Fin troppo spesso, per il gusto Vittoriano, il malvagio è il vero eroe della storia, contemporaneamente preso ad esempio e condannato. I classici bandittidel Gotico classico sono sostituiti da criminali avventurieri, come Dick Turpin, Jack Sheppard, Claude Duval e cosi via, di cui parleremo più avanti. E’ qui che si sente maggiormente l’influenza di pubblicazioni come il Newgate Calendars (4)e le Newgate novels.
  6. Laddove il Gotico è ambientato in un vago passato medievale o rinascimentale e in un paese lontano (ad esempio l’Italia) i Penny Dreadfuls sono quasi tutti ambientati in Inghilterra e nella loro contemporaneità. Le storie a sfondo storico sono ancora popolari, ma è il crimine “vero” ad attrarre maggiormente i compratori: le storie di ladri e vagabondi apparse nel Newgate Calendar vengono riscritte per renderli eroi o vittime e, nel farlo, rendono la storicità delle vicende quasi inesistente.
  7. Gli eroi tendono ad essere molto più giovani nei Penny Dreadfuls. I malvagi-eroi sono spesso dei ragazzi che appartengono allo stesso background sociale del pubblico a cui sono destinati. Il malvagio è anch’esso pensato per piacere a questa tipologia di pubblico: frequentemente è un crudele datore di lavoro o un genitore adottivo.
  8. L’ethos nei Penny Dreadfuls cambia da Sensibilità a Sensazione. Il Gotico era profondamente legato al concetto del “Sublime” (5) di Edmund Burke: gli scrittori gotici, soprattutto Ann Radcliffe, dedicavano interi capitoli a descrivere come le loro disperate eroine fossero consolate dalla bellezza del paesaggio, mentre vengono loro attribuite diverse emozioni forti, senza che queste vengano suscitate nel lettore: ed esso viene suggerito di essere spaventato, senza che l’autore inneschi meccanismi narrativi volti a terrorizzarlo realmente. Nel Gotico tutti gli orrori di cui l’eroina è stata testimone hanno inoltre una spiegazione razionale. Il pubblico di Lloyd, uno dei più importanti editori di Penny Dreadfuls, non avrebbe certamente accettato queste convenzioni. Per esso, una pagina senza un omicidio era una pagina sprecata. Ecco quindi che gli scrittori attingevano a piene mani da “storie vere” di persone impiccate o bruciate vive, per creare storie dove avvenimenti e scene orrorifiche reali si susseguivano incessantemente, senza il “cuscinetto” delle scene di scenario-sentimento. Per continuare a farlo per 200 o 800 pagine facevano costante affidamento su sottotrame e sub-sottotrame e spesso l’autore stesso non sapeva come risolverle. Questo però non aveva alcuna importanza narratologica, al pubblico importava solamente la costante reiterazione della sensazione (6).

Ciò che emerge da questa analisi è che, senza dubbio, non era la continuità delle storie, la logicità degli avvenimenti ivi narrati o gli sviluppi psicologici dei protagonisti ad attirare il pubblico dell’epoca, bensì la sensazionalità dei protagonisti e delle loro avventure, l’eccitazione data dall’idea che tutto ciò avvenisse nel loro tempo e in luoghi a loro conosciuti.

Questa necessità di immedesimazione si riflette fortemente sulle categorie di personaggi che popolavano queste storie e sulla loro tipologia.

Innanzitutto troviamo le storie di criminali, ladri e vagabondi, che trovano la loro origine nella figura di Dick Turpin. Turpin era un bandito morto nel 1739 e poi decantato come una sorta di eroe popolare, la cui vita divenne il soggetto del romanzo di successo Rookwood di W. Harrison Ainsworth. IPenny Dreadful, come al solito rapidi a plagiare qualsiasi materiale di successo, diedero vita a numerosi serial con protagonista Turpin, dipingendolo come un personaggio positivo, che era stato indotto ad una vita di crimini da circostanze più grandi di lui. Il personaggio ebbe un immediato ed enorme successo, anche perché

gli schiavi salariati non avevano intenzione di spendere le loro poche ore di svago a leggere di altri schiavi salariati. Volevano leggere di uomini fieri e valorosi che sfidavano la legge e il governo oppressivo, anche se finivano per penzolare dalla corda. (7)

Pochi dei serial badavano alla vera vita di Turpin ed egli si ritrovò ben presto non solo a compiere dirottamenti di carrozze, ma a vivere avventure contro clan Scozzesi, banditi Irlandesi e persino nativi americani.

Il più duraturo di questi serial fu Black Bess, or The Knight of the Road (8),che proseguì per 254 settimane, in cui Turpin, assieme ad altri tre famosi criminali dell’epoca ovvero, Claude Duval, Tom King e “Sixteen String Jack”, formavano una squadra per compiere rapine, dirottamenti o altre avventure. Nel frattempo, sulla scia di questo successo, era iniziata la pubblicazione di serial simili, basati su altri personaggi, fossero essi storici, come Gentleman Jack; or Life on the Road (9), Tom King; The Bold Highwayman (10) e Claude Duval: The Dashing Highwayman (11), o leggendari come Robin Hood, protagonista ad esempio di Robin Hood and Little John; or The Merry Men of Sherwood Forest (12). Accanto a questi erano anche nate dei corrispettivi femminili di questi eroi come Mary Turpin, Nan Darrel e Starlight Nell, che erano però delle eccezioni rispetto alle normali protagoniste femminili delle pubblicazioni Penny.

I personaggi femminili avevano subito una forte evoluzione nei Penny Dreadful grazie ad Ada The Betrayed (13), titolo in cui le delicate e incredibilmente ingenue illibate, protagoniste dei romanzi Gotici, si trasformarono in giovani donne che cercavano attivamente l’amore e non erano completamente asservite agli ordini dei genitori.

Ora infatti che i romanzi finivano nelle mani delle donne più povere, le voluminose storie d’amore, che avevano intrattenuto e deliziato le generazioni precedenti, avevano ben poca o nessuna attrattiva. Sicuramente le nuove lettrici volevano passare qualche ora d’evasione rispetto alle loro terrificanti condizioni di vita, ma le loro eroine dovevano avere una base fermamente radicata nella realtà e non potevano essere le smorfiose figlie di qualche aristocratico. Potevano certamente aver avuto nobili natali ed essere poi cadute in disgrazia, per sfortuna o per il volere di qualche malvagio, ma ambientazioni lontane dalla realtà, come i castelli infestati erano totalmente inaccettabili (14). Nonostante le protagoniste di serie come Florence Graham; or The Pirate’s Daughter (15), Adeline; or The Grave of the Forsaken (16),Harriet Stanton; or Married and Starved for Money (17) fossero più indipendenti e attive rispetto alle loro antecedenti rimasero comunque legate alla regola che “nessuna donna poteva essere intelligente quanto un uomo. Ciò che importava sopra ogni cosa era il sentire del cuore.” (18)

Alcuni imputano tutto ciò al fatto che ben poche erano le donne che lavoravano per le pubblicazioni Penny (19), laddove invece molte si dedicavano alla scrittura dei romanzi triple-decker; forse, suggerisce Haining, “probabilmente per scelta personale di non soddisfare i requisiti di sangue, violenza, morte, torture e sensazionalismo che erano alla loro base” (20). Comunque sia, seguendo lo stereotipo, gli scrittori del periodo mossero i personaggi femminili all’interno di altre due tipologie di storie che ebbero gran successo presso il pubblico.

Anzitutto troviamo la “Domestic Story” (21) che, essendo pur sempre storie d’amore, si concentravano maggiormente sulla vita quotidiana in città o in campagna, piuttosto che sulle avventure esotiche in paesi lontani delle pubblicazioni Penny precedenti. La seduzione è il centro d’interesse di queste storie, dove malvagi nobili, proprietari terrieri o gestori di attività di vario tipo, inseguivano con intenti lussuriosi delle innocenti giovani del villaggio o del quartiere per attentare alla loro illibatezza. La follia è un altro elemento molto frequente in queste storie in quanto le giovani ragazze impazziscono dopo aver perso la loro innocenza, cosi come fanno i loro padri una volta scoperto quanto accaduto (22).

Spesso le descrizioni delle scene di stupro erano considerate decisamente forti, per i canoni dell’epoca, tanto da sfociare nella seconda tipologia di storie sopracitate, ovvero le storie a sfondo sessuale. Rappresentati da The Merry Wives of London (23) erano racconti che avevano come protagoniste delle mogli refrattarie, trattavano delle loro avventure con gli aitanti playboy del caso o, addirittura, con i servitori di casa e, generalmente, culminavano con la denuncia della corruzione della nobiltà dell’epoca.

Un’altra categoria di personaggio frequente nel panorama dei Penny Dreadfuls era quella dei veri e propri mostri. Questi potevano assumere i tratti realistici del serial killer, tratto liberamente da un reale fatto di cronaca nera, come il più volte citato Sawney Bean: The Monster of Scotland, o ad essi solo parzialmente ispirati, come nel caso di Sweeney Todd, il barbiere assassino di Fleet Street al centro di The String of Pearls (24); oppure potevano essere creature sovrannaturali come ad esempio vampiri, come inVarney the Vampire; or the Feast of Blood (25) o licantropi in Wagner the Wehr-Wolf (26).

In queste storie i protagonisti positivi sono alla costante mercè dei malvagi ed assistono con orrore ai loro crimini, fino a riuscire a smascherarli e a sconfiggerli. Non è però una tipologia di storia da confrontare con le storie investigative: lo svelamento del malvagio non avviene tramite una raccolta d’indizi o un prodigioso ragionamento, cose che il pubblico dei Penny Dreadfuls non avrebbe accettato di buon grado perché poco spettacolari, ma tramite un intensificarsi degli avvenimenti che portano i protagonisti dall’assistere ai risultati degli efferati crimini del mostro, come il ritrovamento di un cadavere orribilmente mutilato, all’assistere al crimine vero e proprio.

Un altro filone, di grande importanza, era quello che poneva l’accento sulle condizioni di vita delle classi sociali più basse, che popolavano le strade di Londra. Life in London (27) è ritenuto il capostipite di questo sottogenere che include anche il già citato Mysteries of London. Anche in questo caso le trame ruotavano attorno alle vicende di criminali, ladri di cadaveri o assassini, ma tutto era visto in un’ottica minacciosa, di terrore, ben lontana dal romanticismo delle avventure inventate attorno a Turpin. Londra era un luogo infernale e inquietante, dove si poteva perdere la vita per qualche misero scellino. Queste serie generalmente presentavano episodi a sé stanti che solo raramente si espandevano in storie più lunghe.

Infine, nell’ultimo periodo dei Penny Dreadfuls, vennero introdotti i ragazzi eroi. Inizialmente le loro storie ricalcavano quelle trovate in tutti i generi precedenti, solo parzialmente rivisitate per inserirvi un ragazzo come protagonista, al posto di un adulto; “[…] erano spesso scritte nello stile breve dei Penny Dreadfuls, le influenze Gotiche non si erano assolutamente estinte ed erano ancora piuttosto violente.” (28) Tutto questo cambiò con l’apparizione del personaggio di Jack Harkaway e la sua schiera d’imitatori. Harkaway era un ragazzo che, inevitabilmente, finiva coinvolto in avventure eccitanti e faceva affidamento su tutte le sue risorse per venirne a capo. Le storie abbracciavano vari elementi come l’avventura, l’umorismo, il sentimento, luoghi esotici, conoscenze straordinarie, religione, storie d’amore e anche un po’ di azione violenta. Il successo di Harkaway, che portò le sue storie a svilupparsi al punto da mostrarne l’intera vita fino ad avere addirittura un figlio e un nipote (29), è da ricercarsi nelle novità introdotte dal suo scrittore:

[…] non c’era niente d Gotico nelle storie di Harkaway. Poteva esserci un forte odore di sangue, ma non il carnaio del passato. Potevano esserci personaggi crudeli e spietati, ma non mostri demoniaci. Qui, alla fine, c’erano storie che erano libere dall’influenza del Newgate Calendar (30)

Le storie potevano venire strutturate in maniera differente in base alla volontà dell’autore e alle esigenze dell’editore: potevano essere semplici storie sé stanti, legate da un titolo e poco altro, o potevano strutturarsi come un vero e proprio romanzo, diviso in capitoli, anche se non sempre opportunamente segnalati, e strutturato in maniera ordinata. Questa seconda opzione era la più rischiosa in quanto non solo il romanzo, privo del necessario successo di pubblico, poteva essere cancellato in qualunque momento, privandolo del giusto sviluppo e di un finale coerente, ma anche perchè le modalità di pubblicazione dei Penny Dreadfuls influivano pesantemente sulla struttura dei loro racconti, che potevano venir modificati non solo in corso d’opera, ma anche a posteriori, quando, sfruttando una ristampa dell’opera, potevano venir aggiunti capitoli e avvenimenti in modo da prolungarla quanto bastava per sfruttare l’entusiasmo e l’interesse del pubblico.

Un esempio concreto è dato dalla storia editoriale di The String of Pearls, la prima versione della storia di Sweeney Todd. The String of Pearls: A Romancevenne serializzato per la prima volta dal numero 7 del 10 novembre 1846 al numero 24 del 20 marzo 1847 del periodico The People’s Periodical and Family Library edito da Edward Lloyd (31); constava di diciotto parti settimanali ed era diviso in 39 capitoli. Visto il successo di questa prima versione, Lloyd decise poi di ristampare il romanzo nel 1850. Per l’occasione il titolo diventò The String of Pearls or A Sailor’s Gift e andò incontro a pesanti modifiche: questa volta venne infatti serializzato in novantadue settimane espandendo il racconto fino ad arrivare a 173 capitoli (32). Per raggiungere queste dimensioni vennero inseriti, probabilmente per mano di altri scrittori, numerosi avvenimenti secondari lungo il corso della storia, allo scopo di diluirne i tempi, mentre venne cancellato il finale originale, dove Todd veniva catturato dalle autorità e impiccato a Tyburn, per aggiungervi un finale cliffhanger dove Todd scappa inseguito dal gruppo di protagonisti, per poi essere da essi catturato e ucciso in strada. Ovviamente la struttura concisa e il ritmo del romanzo originale erano andati persi in un mare di sottotrame e avvenimenti collaterali inutili ed ininfluenti rispetto alla trama principale del racconto (33).

Un altro Penny Dreadful, Varney the Vampire; or The Feast of Bloodrappresenta invece un ottimo esempio di cosa accadeva quando un’opera aveva un immediato successo di pubblico e l’editore decideva prontamente di espanderla indeterminatamente fintantoché l’interesse del pubblico ne avesse supportato le vendite. L’enorme successo di vendite, che questo titolo ebbe alla sua prima apparizione nel 1845, portò l’editore a prolungarne la durata per ben 109 settimane e ben 237 capitoli. Un lavoro di una simile portata non poteva essere organizzato come un singolo romanzo ed infatti, ad una sua attenta lettura, può essere cosi suddiviso (34):

  1. Capitoli 1–92, 95, 97, 102–103, 108, 110: la prima parte dell’opera che si concentra sui misteriosi avvenimenti che accadono a villa Bannerworth, dove arriva un misterioso straniero, il vampiro del titolo, stranamente somigliante a una persona rappresentata in un antico dipinto di famiglia.
  2. Capitoli 93–94, 96, 99–101, 104–107, 109–126: parallelamente alla prima storia, l’autore ne sviluppa una seconda che si concluderà in coda a questa, dove una donna, per ragioni economiche, cerca di far sposare sua figlia col vampiro, senza ovviamente conoscere la reale natura di questi.
  3. Capitoli 127–142: questa terza storia è quasi una ripetizione della prima dove il vampiro, che si finge un colonnello dell’esercito, è nuovamente preso di mira da una donna che cerca di assicurare alla figlia un ricco matrimonio.
  4. Capitoli 143–156: dopo essere stato ucciso al termine della storia precedente, Varney il vampiro viene resuscitato grazie alla luce della luna e continua la sua caccia di sangue umano mentre inizia a porsi dei dubbi sulla propria natura di vampiro.
  5. Capitoli 157–163: Fingendosi un monaco, Varney si nasconde in un convento e inizia a corrompere un giovane novizio.
  6. Capitoli 164–168: Varney muore per la seconda volta e anche qui viene resuscitato dalla luce della luna e soccorso da un pescatore, che poi ucciderà.
  7. Capitoli 169–173: Varney si stabilisce a Venezia dove fa amicizia con il Conte Pollidori, mentre prende di mira sua figlia Isabella.
  8. Capitoli 174–178: Varney viene nuovamente ucciso e viene resuscitato, per la terza volta, dalla luce della luna ed è libero di continuare i suoi misfatti.
  9. Capitoli 179–194: Ancora una volta sotto falsa identità, Varney si stabilisce al The London Hotel e prende di mira una nuova vittima, ma, in questo caso, l’accento è posto sul suo senso di colpa e sul dolore emotivo che prova nel far del male a degli innocenti.
  10. Capitoli 195–237: In quest’ultima parte dell’opera l’autore si focalizza sull’interiorità del vampiro e sul dolore che lo porta alla decisione di suicidarsi gettandosi nel Vesuvio.

Come emerge anche a una prima lettura, Varney The Vampire, cosi come altre opere di una simile durata che volevano però mantenere una continuità narrativa, è suddiviso in “cicli”, ognuno con un proprio inizio e una propria conclusione, che regolarmente ripetevano le caratteristiche salienti che avevano decretato il successo del primo ciclo, aggiungendo qualche elemento di novità o semplicemente variandone l’ambientazione. Va inoltre notato che all’interno di un Penny Dreadful di simile durata, potevano essere inserite dall’autore storie che nulla centravano con la vicenda principale e con la quale non condividevano neanche i personaggi principali (35), o anche episodi che, pur mantenendo i personaggi del racconto principale, differivano totalmente dallo stile e dal genere fino ad allora utilizzato (36).

Note

  1. Romanzi a puntate pubblicati tra il 1820 e il 1840 che trasfiguravano in chiave avventurosa e romantica le vite dei criminali di cui parlavano. Tra i primi esponenti del genere troviamo Richmond (1827) e History of George Godfrey (1828) entrambi di Thomas Gaspey, Paul Clifford (1830) and Eugene Aram (1832) di Edward Bulwer-Lytton, e Rookwood (1834) di William Harrison Ainsworth. Oliver Twist (1837) di Charles Dickens è spesso considerato come appartenente al genere, mentre Jack Sheppard(1839) di Ainsworth è generalmente considerato il suo esponente principale.
  2. Sottogenere romanzesco in voga tra il 1820 e il 1830 che esaltava i costumi e i rituali dell’aristocrazia inglese. Il capostipite del genere è Pelham; or The Adventures of a Gentleman (1828) di Edward Bulwer-Lytton.
  3. Edward George Earle Lytton Bulwer-Lytton (1803–1873), scrittore, poeta e politico, molto famoso a suo tempo ed ideatore di frasi come “La penna è più forte della spada” e del famoso incipit “Era una notte buia e tempestosa”, ma oggigiorno preso come esempio di cattiva scrittura in quanto anacronistica ed eccessivamente ornata. Tra i suoi lavori più famosi vanno ricordati Godolphin (1833) The Pilgrims of the Rhine (1834),The Last Days of Pompeii (1834), Rienzi (1835), e Harold: Last of the Saxon Kings (1848).
  4. Pubblicazione contenente storie basate su crimini sensazionali commessi principalmente durante il diciottesimo secolo. La parola Newgate si riferisce all’omonima prigione mentre Calendar in questo caso sta ad indicare semplicemente una lista. La prima edizione del Newgate Calendar venne pubblicata in cinque volumi nel 1773 mentre edizioni successive sono datate 1824–26. Una ristampa di queste pubblicazioni la si può trovare nel volume Newgate Calendar edito nel 1999 da Wordsworth Edition.
  5. Edmund Burke sviluppò il concetto del Sublime in A Philosophical Inquiry into the Origin of Our Ideas of the Sublime and Beautiful (1756) definendolo come “tutto ciò che può destare idee di dolore e di pericolo, ossia tutto ciò che è in un certo senso terribile o che riguarda oggetti terribili, o che agisce in modo analogo al terrore”. La natura nei suoi aspetti più terrificanti diventa la fonte del Sublime in quanto “produce le emozioni più forti che l’animo sia capace di sentire”.
  6. Dracula Research Centre “The Children of the Night: Stoker’s Dreadful Reading and the Plot of Dracula”, Dick Collins,http://www.blooferland.com/drc/index.php?title=Main_Page
  7. Ernest S. Turner citato in Peter Haining. Op. Cit. pag. 36
  8. Attribuito a Edward Viles
  9. Attribuito a Thomas Peckett Prest e datato 1852
  10. Anonimo 1852
  11. Anonimo 1854
  12. Scritto da Pierce Egan Junior e pubblicato 1840 in quarantuno numeri.
  13. Scritto da James Malcolm Rymer e pubblicato nel 1842
  14. Peter Haining. Op. Cit. pag. 134
  15. Anonimo 1847
  16. Anonimo 1850
  17. Anonimo 1860
  18. Margaret Dalziel, citata in Peter Haining. Op. Cit. pag 134
  19. Tra di esse vengono ricordate Elizabeth Caroline Grey (1798–1869), Miss Emma Robinson (1814–1890), Miss Hannah Maria Jones (1796–1859) delle quali però non abbiamo dati biografici.
  20. Peter Haining. Op. Cit. pag 146
  21. Rilevanti in questo sottogenere sono Emma Mayfield; or The Rector’s Daughter (1847) e Paul The Poacher (1850) entrambi ad opera di Thomas Frost
  22. Peter Haining. Op. Cit. pag 162
  23. Scritto da James Lindridge e pubblicato nel 1850
  24. Anonimo 1846
  25. Scritto da James Malcolm Rymer e pubblicato nel 1845
  26. Scritto da George M.W. Reynolds e pubblicato nel 1847
  27. Scritto da Pierce Egan Junior e pubblicato nel 1820
  28. Ernest S. Turner citato in Peter Haining. Op. Cit. pag. 303
  29. I titoli delle sue avventure testimoniano la varietà delle storie e i cambiamenti del personaggio: Jack Harkaway’s Adventures Round the World (1901), Jack Harkaway on the Prairie (18-?), Jack Harkaway and his Son’s Adventures in China (1895)
  30. Ernest S. Turner citato in Peter Haining. Op. Cit. pag. 343
  31. Dick Collins Introduzione. Sweeney Todd or The String of Pearls Anonimo. Hertfordshire: Wordsworth Editions, 2007 pag. vi
  32. Dick Collins, Op. Cit. Pag. vii
  33. Ai fini di questa tesi è stata utilizzata l’edizione del 1846, ristampata in . Sweeney Todd or The String of Pearls Anonimo. Hertfordshire: Wordsworth Editions, 2007
  34. Bleiber, E.F, Introduction, Varney the Vampire or The Feast of Blood. di Malcolm James Rymer . (New York: Dover, 1972)
  35. Varney the Vampire conta ben quattro racconti di questo tipo al suo interno
  36. Peter Haining. Op. Cit. pag. 163 viene citato un episodio di un attacco di un vampiro all’interno della Domestic Story Emma Mayfield; or, The Rector’s Daughter

 

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Scritto con amore e in velocità da Tommaso Urban :)