5. Dall’Ottocento ai giorni nostri

Cosa sono i Penny Dreadful?

5. Dall’Ottocento ai giorni nostri

L’evoluzione su carta

Anche se per gli standard moderni molti di questi lavori risultano poveramente scritti, mal stampati ed effimeri nella loro totalità, la loro influenza è continuata sino ai giorni nostri; molte pubblicazioni moderne continuano la loro tradizione di lunghe serie senza fine, perpetrando all’infinito la classica lotta del bene contro il male che si controbilanciano a vicenda. (1)

Leggendo le pagine precedenti, ci si può rendere conto di quanto poco sia cambiato nel mondo dell’intrattenimento popolare tra i giorni nostri e il periodo dei Penny Dreadfuls. L’obiettivo è infatti sempre quello di fornire allo spettatore storie di facile accesso e presa immediata, con personaggi immediatamente definibili anche all’occhio meno attento e trame dall’alto tasso d’adrenalina ed emozioni, anche se spesso banali, prevedibili ed epidermiche.

I Penny Dreadfuls inglesi, importati illegalmente, hanno infatti attecchito in America durante la seconda metà del diciannovesimo secolo e, fondendosi con la Frontier Novel (2), diedero vita alle Dime Novels (3);

Le Dime novels iniziarono ad essere pubblicate in America durante la guerra civile. Raggiunsero il loro periodo di maggior splendore durante i primi anni del 1900, per poi svanire rapidamente, tanto che già nel 1915 erano del tutto scomparse. Offrivano azione senza sosta in luoghi esotici ed affascinanti. Le storie erano ornate con massicce dosi di melodramma e i personaggi erano appena abbozzati in quanto si trattava di una letteratura basata sugli avvenimenti e non sull’introspezione psicologica. (4)

Queste tipologie di storie proposte dalle Dime Novels, molto simili a quelle proposte dai Penny Dreadfuls, vennero portate avanti dalle Pulp Magazines, le quali si sovrapposero ad esse nel periodo tra il 1900 e il 1915 e poi le sostituirono definitivamente (5);

I “pulps”, cosi nominati per la carta a basso costo sulla quale erano stampati, erano i diretti discendenti dei Penny Dreadfuls e delle Dime Novels, tanto che il termine “pulp fiction” definisce oggigiorno tutta la narrativa di genere di bassa qualità. (6)

L’inventore delle “pulp-wood magazines” (7)è Frank Munsey, che nel 1882 pubblicò The Golden Argosy (8). A differenza delle Dime Novels, le Pulp Magazines costavano meno e offrivano ben 128 pagine di avventure western e storie di detective. Il fenomeno rimbalzò in Inghilterra dove, nel gennaio del 1891 venne dato alle stampe il primo numero di The Strand Magazine, mensile illustrato fondato da George Newnes, dove nacque il personaggio diSherlock Holmes (9).

Inoltre, su entrambe le sponde dell’Atlantico, i Penny Dreadfuls sono stati il primo passo per arrivare ai fumetti: laddove le Pulp Magazines mantenevano lo stesso formato dei Penny Dreadfuls, i fumetti sfruttarono l’importanza della componente grafica degli stessi e la espansero sino a renderla la loro caratteristica principale (10). In entrambi i casi alcune caratteristiche rimasero tali e quali a quelle dei Penny Dreadfuls.

Innanzitutto la natura seriale della pubblicazione: fumetti e Pulp Magazinesoffrivano periodicamente ai loro lettori le avventure di un singolo personaggio; la maggior parte delle storie erano autoconclusive e, solo raramente venivano divise in due numeri separati legati da un cliffhanger al termine del primo numero, che avrebbe invogliato il lettore a comprare il numero seguente. Anche la durata dell’opera era ancora una volta determinata dal successo economico della serie e poteva essere interrotta in qualunque momento dall’editore. I personaggi presentano pure notevoli somiglianze con gli eroi dei Penny Dreadfuls in quanto le Pulp Magazinesoffrivano storie d’avventura (11), orrore (12) e crimini (13) e, soprattutto ivigilantes, che in quest’ultime combattevano violentemente il crimine al di fuori dalla legge istituzionale, non si differenziavano molto dalle fantastiche avventure romanzate dei criminali come Turpin. Anche i personaggi presenti nei fumetti prima dell’invenzione dei supereroi non si differenziavano molto dal modello passato (14). Nei fumetti il modello dei Penny Dreadfuls verrà inoltre portato avanti da serie come Tales from the Crypt (15), che facevano leva sull’orrore e la violenza delle loro storie pubblicizzandolo apertamente in copertina. I fumetti vengono serializzati ancor oggi con le stesse modalità dei Penny Dreadfuls e trattano, per la maggior parte, le stesse tematiche di allora.

Grande e piccolo schermo

Fumetti, B-movies e serie televisive “di genere” trovano le loro radici tematiche nelle Pulp Magazines. (16)

Come nel precedente paragrafo abbiamo visto l’evoluzione “naturale” daiPenny Dreadfuls alle Pulp Magazines e ai fumetti, analizziamo ora come gli elementi caratterizzanti dei Penny Dreadfuls siano transitati in altre forme d’intrattenimento, passando dalla carta stampata allo schermo.

Il cinema sfruttò l’idea della serializzazione sin dai suoi albori con il fenomeno dei Movie Serials. Questi erano dei film, con budget minore rispetto alle produzioni principali, che venivano divisi in episodi, solitamente quindici, e proiettati nei cinema prima del film in programmazione. Ogni episodio terminava con un cliffhanger, che aveva lo scopo di riportare lo spettatore in sala la settimana successiva, quando sarebbe stato proiettato il nuovo episodio (17). I serial fecero la loro comparsa sin dall’epoca del cinema muto attorno agli anni ’10 del Novecento, e, anche in questo caso, con modalità simili ai Penny Dreadfuls (18): i temi più in voga erano ancora una volta l’avventura e il crimine, con molti adattamenti dai fumetti circolanti all’epoca, Pulp Magazines o anche dalla letteratura popolare (19). I Movie Serial continueranno fino alla metà del 1950 quando il loro ruolo verrà rimpiazzato dalle serie televisive di cui tratteremo in seguito.

Nel frattempo però, anche nelle principali produzioni Hollywoodiane si era sviluppata la tendenza alla serialità, in particolare con il cinema horror classico prodotto dalla Universal. Dopo il successo delle prime pellicole delle classiche icone dell’orrore come Dracula (20), Frankenstein (21), L’Uomo Lupo (22), L’Uomo Invisibile (23) e Il Mostro della Laguna (24), la maggior parte provenienti dalla letteratura vittoriana, gli Studios faranno infatti continuare le loro avventure in numerosi seguiti. In questi, per mantenere vivo l’interesse degli spettatori, gli sceneggiatori faranno anche scontrare tra loro le creature in operazioni pastiche non dissimili da quelle che avvenivano neiPenny Dreadfuls, fino a quando il filone non si esauriva e la serie privata degli incassi che ne giustificavano l’esistenza, veniva interrotta. In seguito Hollywood applicherà questa formula a molti generi cinematografici, dal western al film d’azione, dal poliziesco al film d’avventura, creando serie e personaggi che sono ormai entrati nell’immaginario popolare;

La formula del cliffhanger dei pulp è ancor’oggi evidente nei film di James Bond, nella serie de I Predatori dell’Arca Perduta e in altre pellicole. […] Inoltre, lo stretto legame tra i generi della pulp fiction e l’industria cinematografica, nato attorno al 1930, non si è ancora spezzato ma, anzi, è diventato ancora più solido. Il Padrino (1969), Love Story (1970), L’Esorcista(1971), Lo Squalo (1974), Il Codice Da Vinci (2003), sono esempi perfetti di questo legame, in quanto sono tutti nati come romanzi popolari e poi sono diventati film popolari. Trame e personaggi di queste storie moderne possono a prima vista apparire differenti da quelle dei romanzi pulp, ma non lo sono. Sono sostanzialmente versioni aggiornate delle storie pubblicate nelle Pulp Magazines. (25)

Il cinema non esaurisce però qui le somiglianze con la letteratura popolare vittoriana dei Penny Dreadfuls. Osservando attentamente la storia del cinema notiamo come nei film, cosi come nelle pubblicazioni popolari vittoriane, ci sia la medesima attenzione e voglia di sfruttare il “crimine vero”, il fatto di cronaca scioccante che sicuramente fa affluire il pubblico nelle sale. Sin dai primi giorni del cinema muto con uno dei successi di Alfred Hitchcock datato 1927, The Lodger, basato sugli omicidi di Jack lo Squartatore, la storia vera è diventata uno dei pilastri del cinema, andando a toccare generi diversi, dall’horror (26) al gangster movie (27), ma, tutti, di sicuro impatto di pubblico.

L’altra somiglianza riguarda un filone che nasce e si sviluppa al di fuori del cinema mainstream e dall’ombra dei grandi Studios, ovvero gli Exploitation Movie. Quest’etichetta sta generalmente ad indicare film a basso budget e, solitamente, di qualità infima che riuscivano però a far arrivare lauti incassi nelle tasche dei loro produttori, capitalizzando su una caratteristica “proibita”, o comunque non presente nelle produzioni Hollywoodiane, fosse essa la violenza, il sesso o l’esaltazione di una minoranza etnica (28).

Sarà poi la televisione a raccogliere l’eredità dei Movie Serial con le serie televisive. Anche qui le modalità di produzione assomigliano a quelle deiPenny Dreadfuls, e, salvo qualche rara eccezione, i contenuti televisivi vengono tarati per un livello medio-basso, per essere accessibili a tutti. Sensazionalismo, ricerca della storia vera e mancanza di profondità, a favore dell’emozione immediata, sono preponderanti nelle varie proposte dei palinsesti della televisione a noi contemporanea.

[La Televisione] è ancora attraente ed in sintonia con il gusto del pubblico per il profano. Serie sulla morte (come Six Feet Under), stranezze e l’occulto sono oggigiorno popolari. I “cattivi ragazzi” come Tony Soprano (The Sopranos), Vic Mackey (The Shield), Gregory House (House) e Dexter (Dexter) regnano sovrani in prima serata. L’antieroe, a partire da Robin Hood, è sempre stato presente nella tradizione narrativa. (29)

Sweeney Todd e Varney The Vampire

Studiando i pochi Penny Dreadfuls che sono sopravvissuti e sono stati ristampati fino ai giorni nostri, possiamo invece osservare le influenze dirette che hanno avuto sulla cultura popolare odierna.

The String of Pearls, nella sua prima versione del 1846,

[…] poneva le basi per tutte le storie con protagonista Sweeney Todd, stabilendo nell’immaginario popolare quei tropi narrativi ed avvenimenti che avrebbero caratterizzato ogni versione successiva della carriera del barbiere omicida (30)

Da questo punto in poi, almeno in ogni incarnazione inglese,

Todd aveva di solito un assistente terrorizzato che utilizzava per le mansioni più misere e che inviava fuori dal negozio a fare qualche consegna ogniqualvolta si presentasse un cliente da uccidere. La sedia sulla quale venivano commessi gli omicidi spariva nel pavimento tramite la pressione di una leva nello sgabuzzino. Le vittime erano tutte degli stranieri, arrivati in città per fare fortuna o persone che si preparavano per un lungo viaggio in terra straniera. Il proprietario del negozio di torte era sempre una donna, mentre la cuoca delle torte era una vagabonda imprigionata nello scantinato. Solitamente veniva ritrovato un cappello nel negozio dopo la morte di un cliente e un cane sedeva all’esterno del negozio ed ululava. (31)

Il romanzo presentava alcune importanti ed innovative caratteristiche letterarie, come un primo esempio di detective nel personaggio di Sir Richard Blunt e Johanna Oakley, una delle prime eroine femminili dotate del sufficiente coraggio e dell’abilità necessaria ad introdursi nella tana del mostro per salvare il proprio amato. La storia ebbe poi un tale successo da garantirle nell’immediato degli adattamenti teatrali pirata, come The String of Pearls; or The Barber of Fleet Street (32), e delle edizioni Dime Novels in America (33). A queste seguì nel 1847 un adattamento teatrale ufficiale intitolato Sweeney Todd the Demon Barber of Fleet Street (34), che riscosse notevole successo anche grazie al fatto di essere venduto come “storia vera”.

Sappiamo che questa prima versione teatrale, piena di effetti sensazionali, parlava di un barbiere che uccideva i suoi clienti e li trasportava tramite tunnel sotteranei fino al negozio di torte di Mrs. Lovett, vicino a Bell Yard. (35)

Il personaggio di Sweeney Todd conobbe poi un periodo di disinteresse da parte del pubblico, durante il quale venne relegato al ruolo di cattivo secondario in altre edizioni seriali, fino a quando il cinema non lo resuscitò nel 1936 con il film Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street (36), adattamento inglese dell’omonimo adattamento teatrale del 1847, che verrà poi anche adattato dalla CBC per la radio nel 1947. Il cinema torna a guardare a Sweeney Todd nel 1970 con la pellicola Bloodthirsty Butchers (37), esponente dei sopracitati Exploitation Movies, mentre nel 1973 viene realizzato un nuovo adattamento teatrale intitolato semplicemente Sweeney Todd, dove trama e personaggi vengono profondamente modificati: ora il pubblico può immedesimarsi con Todd, in quanto ora non uccide più per semplice malvagità o sete di denaro, ma, bensì per portare avanti una sua vendetta personale nei confronti di un giudice, che l’ha ingiustamente fatto imprigionare e, successivamente, ha stuprato e spinto al suicidio la moglie.

Da questa versione, nel 1979 Stephen Sondheim e Hugh Wheeler trassero un musical ancora una volta intitolato Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street, che divenne presto un “hit” a Broadway e venne trasmesso in televisione nel 1982. Questo musical è la base del recente film omonimo diretto da Tim Burton (38), che riproduce con sufficiente fedeltà quasi ogni scena l’opera originale, nonché di numerosi spettacoli teatrali ad esso ispirati ed allestiti in tutto il mondo.

Nel frattempo anche la televisione ha attinto a quel racconto mettendolo in scena in due differenti adattamenti, il primo intitolato The Tale of Sweeney Todd e prodotto da Sky, mentre il secondo, intitolato semplicemente Sweeney Todd (39) è stato realizzato per la BBC. Entrambi si prendono diverse libertà con la storia originale, della quale mantengono solo la struttura portante, con un barbiere omicida, che uccide i propri clienti per poi dare i cadaveri ad una sua complice, che li utilizzerà per farne dei tortini di carne da vendere ai clienti del suo negozio.

Il primo, vede infatti come protagonista un investigatore americano alla ricerca di un carico di diamanti scomparso, che poi scoprirà essere finito nelle mani di Todd. Il secondo è invece una versione modernizzata della storia, che riporta Sweeney Todd alla sua ambientazione orginaria, la Londra sporca e minacciosa del diciottesimo secolo, e lo dipinge come un uomo vittima di disturbi psichici, un criminale creato dall’ambiente in cui è cresciuto.

Differente è invece l’influenza esercitata da Varney the Vampire; or The Feast of Blood. Varney era il vampiro più popolare dell’Inghilterra Vittoriana e, sebbene non ci siano prove concrete a riguardo, in molti ritengono che sia stato una delle principali influenze per la creazione del più famoso della sua specie, ovvero Dracula. Benchè dopo l’apparizione di quest’ultimo, Varney sembri scomparire per sempre dalle scene, è possibile ritrovare la sua influenza in molti lavori a tema vampirico post-Dracula, sia in letteratura che sullo schermo. La più facile da individuare è nel meccanismo ciclico delle “saghe” che lo vedono protagonista: in ognuna di esse, Varney ha un obbiettivo nefando da portare a termine, per il quale si lascia alle spalle un congruo numero di vittime, obbiettivo sempre destinato al fallimento; Varney viene di volta in volta ucciso e riportato in vita all’inizio del ciclo successivo. Questo meccanismo è stato ampiamente sfruttato nel corso del Novecento da vari sceneggiatori.

Le serie cinematografiche con protagonista Dracula, prima prodotte dalla Universal e successivamente reinventate e continuate dalla Hammer, seguono questo meccanismo alla lettera. Stessa cosa hanno fatto gli sceneggiatori della serie a fumetti Tomb of Dracula (40) della Marvel Comics, dove Varney appare addirittura come personaggio.

A causa dell’immensa durata di questa serie però, Rymer doveva inventare di volta in volta nuovi stratagemmi per invogliare il pubblico a comprare le nuove puntate di Varney the Vampire. Uno di questi stratagemmi fu l’introspezione psicologica. Se confrontato con il monodimensionale Dracula, Varney è un personaggio sorprendentemente più ricco, pregno di motivazioni psicologiche. Laddove Dracula si concentra sulla dominazione del mondo, Rymer trasforma Varney da semplice malvagio ad amante demoniaco, da vampiro compassionevole a uomo che si interroga sul perché della sua vita. La creatura di Stoker non arriva mai a questo livello di introspezione, come invece faranno i vampiri inventati da Anne Rice negli anni ’70 del Novecento, la quale insisterà su questa caratteristica, sfornando, sempre con considerevole successo, volumi su volumi delle Vampire Chronicles (41).

Guardando poi alla trama della prima saga di Varney, si può notare quanto sia simile a quella della soap-opera gotica Dark Shadows (42), prodotta dalla ABC negli anni 1960. In essa sono narrate le avventure di Barnabas Collins, un vampiro simile a Varney, e dei suoi piani per prendere possesso di villa Collinwood, dove è appeso un dipinto di un antenato che gli somiglia tremendamente, e delle donne che ivi abitano (43).

Uscendo dal genere strettamente vampirico si nota come Rymer spesso caratterizzi le vittime umane di Varney non solo come avide, ma anche come stupide, in un procedimento oggigiorno comune a molti film horror e volto a far simpatizzare lo spettatore più con il mostro che con la vittima (44).

Infine, durante tutta la durata del romanzo, Rymer mostra come il vampiro attacchi ciò che il lettore Vittoriano aveva di più caro: casa, famiglia e codici di classe. Questa paura dell’invasione dello spazio privato e dell’esposizione degli “scheletri dell’armadio” di famiglia al pubblico terrorizzava enormemente i lettori dell’epoca e su questo si focalizzò nel 1860 la già citata Sensation Fiction, l’evoluzione del romanzo Gotico e dei Penny Dreadfuls (45).

Considerazioni generali

Concludiamo con una serie di considerazioni generali. Un altro fenomeno che presenta similitudini con quanto avvenuto nei Penny Dreadfuls è il cambio di età anagrafica dei protagonisti di film e fumetti. Attorno agli anni ’60 e ’70 del Novecento infatti si verificò in questi campi un ringiovanimento dei protagonisti per avvicinarsi ad un target di mercato che ora aveva una nuova, nel cinema, o rinnovata, nei fumetti, importanza. Nel cinema, per la prima volta, ventenni e teenagers diventarono i protagonisti delle pellicole, mentre nei fumetti i ragazzi passarono dall’essere gli aiutanti del supereroe di turno all’essere gli eroi veri e propri.

Meccanismi già visti nei Penny Dreadfuls, come la crescita anagrafica dei protagonisti con il proseguimento delle loro avventure, per venire incontro alla crescita dei rispettivi lettori, o l’introduzione di un aiutante o figlio che prenda il testimone dell’eroe, una volta che questi sia troppo anziano per vivere nuove avventure, sono utilizzati ancor oggi con serie come Harry Potter, che segue, anno dopo anno, la crescita del protagonista, o Indiana Jones (45), che, nell’ultimo capitolo, verrà affiancato da un giovane aiutante.

Infine, media popolari come cinema e televisione, hanno da sempre attinto a grandi romanzi per farne delle riduzioni accessibili al grande pubblico, spesso, come si faceva con i Bluebooks e le pubblicazioni Penny, enfatizzando gli elementi più spettacolari e sopprimendone quelli più riflessivi (127).

E’ difficile stabilire se queste ultime similitudini tra allora ed oggi siano reali segni dell’influenza di quelle pubblicazioni vittoriane sulla produzione popolare odierna. Laddove con le Dime Novels, le Pulp Magazines, e i primi fumetti, i Penny Dreadfuls erano ancora pubblicati o, perlomeno, il loro ricordo era ancora abbastanza vivo da lasciar intravedere il diretto passaggio di testimone, per questi ultimi prodotti è passato troppo tempo per affermane un’influenza senza essere colpiti dal ragionevole dubbio che si tratti di pura coincidenza. Ciononostante, le similitudini nei metodi di produzione e nei generi apprezzati dal pubblico, dimostra quanto in quelle pubblicazioni, per anni scarsamente considerate, si fosse delineato il quadro della cultura popolare di oltre due secoli di storia.

Note

  1. Peter Haining Op. Cit. pag. 16
  2. Romanzi d’avventura ambientati nella frontiera americana, generalmente identificati con l’opera di James Fenimore Cooper, il cui capolavoro è Last of the Mohicans (1826).
  3. Robert Sampston, Yesterday’s Faces: A Study of Series Characters in the Early Pulp Magazines, Chicago, Popular Press (1983) pag. 12
  4. Robert Sampston Op. Cit. pag.13
  5. Robert Sampston Ibidem
  6. Christopher Knowles e Joseph Michael Linsner, Our Gods Wear Spandex: The Secret History of Comic Book Heros, Newburyport, Weiser Books (2007) pag. 73
  7. Christopher Knowles e Joseph Michael Linsner Op. Cit. Ibidem
  8. John Scaggs, Crime Fiction, Oxon, Routledge (2005) pag. 56
  9. Si ritiene che la prima rivista a fumetti con un personaggio ricorrente fuAlly Slooper’s Half Holiday pubblicato in Inghilterra nel 1884 e venduto al prezzo di un penny.
  10. La rivista Adventure pubblicata tra il 1910 e il 1915
  11. La rivista Weird Tales pubblicata tra il 1924 e il 1954
  12. La rivista Black Mask pubblicata tra il 1929 e il 1951
  13. Nelle sue prime apparizioni il personaggio di Batman utilizzava una pistola e uccideva i criminali.
  14. Bimestrale pubblicato tra il 1950 e il 1955.
  15. Christopher Knowles e Joseph Michael Linsner Op. Cit. pag.73
  16. Marcel Danesi, Popular Culture: Introcuctory Perspectives, Rowman & Littlefield Publishers, (2007) pag. 76
  17. Marcel Danesi, Op. Cit. Ibidem
  18. E’ infatti interessante notare come, stando a The Detective in Film di Everson, William K. (pag. 7), uno dei primissimi serial prodotti fosseArsene Lupin Contra Sherlock Holmes serializzato tra il 1910 e il 1911 e basato sul romanzo di Maurice Leblanc Arsene Lupin contre Herlock Sholmes
  19. Dracula, 1931 di Tod Browning
  20. Frankenstein, 1931 di James Whale
  21. The Wolf Man, 1941 di George Waggner
  22. The Invisible Man, 1933 di James Whale
  23. Creature from the Black Lagoon, 1954 di Jack Arnold
  24. Marcel Danesi Op. Cit. pag. 76–77
  25. Ad esempio pellicole famose come Psycho, Il Silenzio degli Innocenti o Non Aprite Quella Porta, pur essendo tratte da romanzi o sceneggiature originali, sono tutte basate sui crimini realmente commessi da Ed Gein.
  26. Anche in questo caso si possono incontrare titoli ormai entrati nella storia come Quei Bravi Ragazzi o Quel Pomeriggio di un Giorno da Cani.
  27. Sarah Rehberg, Horror movies as a part of American Popculture, Berlino, GRIN Verlag (2007) pag. 7
  28. Marcel Tomasi Op. Cit. pag. 206
  29. Robert Mack The Wonderful and Surprising History of Sweeney Todd: The Life and Times of an Urban Legend, Londra Continuum International Publishing Group (2007) pag. 102
  30. Rober Mack Ibidem
  31. The String of Pearls; or The Barber of Fleet Street di Frederick Hazleton, citata in Dick Collins, Op. Cit. pag. x senza fornire una data di messa in scena.
  32. Sweeney Todd or The Ruffian Barber: A Tale of the Terrore of the Seas and The Mysteries of the City, di Harry Hazel, citata di Dick Collins, Op. Cit. pag.x senza fornire la data di pubblicazione.
  33. Sweeney Todd the Demon Barber of Fleet Street di George Dibden Pitt messa in scena per la prima volta nel 1847 al Britannia Theatre a Hoxton.
  34. Robert Kimball “Sweeney Todd” in Sweeney Todd Londra, Nick Hern Books (1991) pag xxxi
  35. Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street, 1936 di George King
  36. Bloodthirsty Butchers, 1970 di Andy Milligan
  37. Sweeney Todd: The Demon Barber of Fleet Street, 2007 di Tim Burton
  38. The Tale of Sweeney Todd, 1998 di John Schlesinger
  39. Sweeney Todd, 2006 di Dave Moore
  40. Tomb of Dracula, pubblicato dalla Marvel Comics dal 1972 al 1979
  41. Iniziate nel 1976 con la pubblicazione di Interview with the Vampire e terminate nel 2003 con Blood Canticle.
  42. Dark Shadows trasmessa dalla ABC tra il 1966 e il 1971
  43. Milly Williamson, The Lure of the Vampire: Gender, Fiction and Fandom from Bram Stoker to Buffy, Londra, Wallflower Press (2005) pag. 57
  44. Adam Rockoff Going to Pieces: The Rise and Fall of the Slasher Film, 1978–1986, New York, McFarland & Co Inc pag. 17
  45. Nicholas Rance, Wilkie Collins and Other Sensation Novelists: Walking the Moral Hospital, New York, Fairleigh Dickinson University Press (1991) pag. 59
  46. Quest’ultimo, che si rifà apertamente ai serial cinematografici d’inizio secolo, presenta anche la struttura dei titoli delle sue avventure con diverse assonanze a quelle del personaggio Jack Harkaway.
  47. A questo proposito, gli ultimi anni hanno visto la nascita e l’espansione del fenomeno degli adattamenti per il grande schermo di voluminosi romanzi fantasy; dopo il successo della trilogia de Il Signore degli Anelli, gli Studios si sono messi all’opera producendo diversi “primi episodi” di trilogie fantasy tratte da romanzi. Anche in questi casi, come già osservato più volte, la trilogia verrà completata solo se il primo episodio riceverà il previsto ritorno economico.

 

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Scritto con amore e in velocità da Tommaso Urban :)