Aliens: Colonial Marines

Dopo aver finito praticamente tutti i Call of Duty (maratona di cui non sapete ancora nulla ma a breve leggerete diversi post) ho deciso di lanciarmi sullo “sfortunato” Aliens: Colonial Marines, titolo pubblicamente massacrato all’uscita, riconosciuto come tra i peggiori della scorsa generazione di console e con in piedi anche diverse cause da parte delle associazioni di consumatori americane.

Perché quindi, con questa conoscenza di base, torturarsi in questo modo? Semplicemente perché, da ENORME fan di Alien quale sono, ero curioso di provare su me stesso questa colossale debacle e anche perché sono convinto della ormai scarsa adeguatezza dei recensori.

È dunque un gioco terribile-orribile-inguardabile-ingiocabile come tutti i media outlet l’hanno descritto? Assolutamente no.

È il gioco a tripla A che tutti si aspettavano? Assolutamente no.

Aliens: Colonial Marines è un gioco affrettato, soprattutto nei dettagli, spinto nel mondo quando non era ancora pronto.

Del gioco mi è piaciuta un sacco l’atmosfera, la musica i legami con la serie cinematografica e il feel old school del gameplay. È un titolo inizialmente parecchio difficile (poi andando avanti la difficoltà misteriosamente cala invece di aumentare) che mi ha convito per le scelte dal sapore retrò: collezionare Health e Armour come non facevo dai tempi dell’antico testamento e la possibilità di portarmi dietro l’intero arsenale per tutto il gioco sono stati degli elementi che ho parecchio gradito. Così come mi è piaciuto il tocco moderno delle challenge e della customizzazione del load-out anche nella campagna in giocatore singolo.

Molto bella inoltre la sequenza dove si è privi di armi e si è costretti a fuggire da ogni scontro (cosa che mi mette ancora più gola di giocare a Alien: Isolation)

Cos’è invece che crea problemi? Sicuramente dà sui nervi la mancanza di cura nei dettagli in particolare nella narrazione. Per un gioco che prova ad essere il vero seguito di Aliens è grave che tutte le sequenze narrative siano assolutamente grezze e primitive (e che quindi ogni momento emotivo sia assolutamente privo di peso), che i modelli dei protagonisti non siano rifiniti, che il parlato sia fuori-sincrono col labiale e che la “recitazione fisica” dei personaggi sia totalmente fuori luogo. Ancora peggio il fatto che dopo una partenza tutto sommato buona, la trama si concluda in un “E quindi??” che non dà chiusura, non rimanda ad un seguito e non lascia sospesi come invece fanno i finali dei primi due episodi della serie.

L’esperienza si attesta quindi su un 5 e 12 su 10, non tragico ma neanche da sufficienza piena. Consiglio comunque ai fan della serie di prenderlo in una delle numerose svendite anche perché il DLC Stasis Interrupted è tutt’altra cosa (e probabilmente ciò che il gioco sarebbe dovuto essere sin dal principio).



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Scritto con amore e in velocità da Tommaso Urban :)