The Dark Knight Rising e Christopher Nolan

Sabato scorso ho deciso di isolarmi dal mondo per tre ore buone e rintanarmi in una sala cinematografica a vedere l’ultimo capitolo della trilogia di Christopher Nolan dedicata a Batman (e no, mi rifiuto di chiamarlo con l’idiotissimo titolo italiano: “Il Ritorno”. Seriamente. Non era stato vietato in quanto sottotitolo più sfottuto degli anni 90?).

Non starò qui a fare una recensione del film. Ne troverete a centinaia online, più o meno entusiaste. Per dire due parole in breve ed appiccicarci un numero lo valuto come un film da 6, che parte con una prima ora e mezza ottima per poi perdersi per un ora buona e chiudere con un finale pienamente soddisfacente. Nolan chiude bene quella che comunque ritengo una delle serie più importanti degli anni 2000.

Quello che voglio fare è mettere giù alcuni punti critici che mi hanno colpito, rivedendoli anche nel contesto della filmografia di Nolan. Sono punti che ritengo personalmente deteriori ma anche sintomatici del gusto e del pubblico di questi ultimi dieci anni di cinema. Quindi se non volete eventuali spoiler sulla sua filmografia FERMATEVI QUI.

Bene, dopo il campanello d’allarme possiamo iniziare.

La cosa che più mi ha deluso del film è stata, come al solito, la codardia di Nolan. Eh si. Nonostante il film si spenda (e spenda) per mettere in scena una vera e propria rivoluzione, ogni immagine del film si autoannulla. Bane sembra liberare i poveri dall’oppressione di un gruppo di viscidi ricchi (e i comprimari sembrano confermare la teoria) eppure è il cattivo. Viene messa in scena la glorificazione del gruppo (in primis le forze dell’ordine) eppure l’eroe è un multimiliardario paranoico. Potrei continuare così per ore ma preferisco fermarmi. Tutto il film si autoannulla e, alla fine, è difficile capire se stava realmente cercando di dirci qualcosa. Si può obiettare che non è detto che un film debba per forza “dire quelacosa”. Ci sono schiere di fan di Michael Bay che difendono l’intrattenimento fine a se stesso (arrendetevi, non è intrattenimento, è confusione fine a se stessa) ma Nolan è un altro tipo di regista: le sue scene d’azione sono deboli e poco memorabili e lui stesso ha dichiarato che preferisce concentrarsi sui personaggi.

Infatti ritengo che i suoi film migliori siano quelli che mettono scena il conflitto di due grandi personalità, due sintesi di modi di vivere e pensare completamente opposti, il cui risultato finale non sarà ne certo ne gratificante. Il film dove questo si realizza maggiormente è The Prestige (che ritengo un capolavoro da vedere assolutamente), mentre The Dark Knight (anche questo indubbiamente un gran film) sul finale si macchia dell’indecisione che infetta The Dark Knight Rises: se l’umanità è fondamentalmente buona e capace di prendere le decisioni giuste (la scena dei traghetti) perchè siamo costretti a mentire alla massa (il finale del film con la copertura della verità su Harvey Dent).

Ho il dubbio che nei suoi ultimi due film, Inception e The Dark Knight Rises, Nolan abbia deciso di cavalcare fino in fondo il desiderio del pubblico (espresso su internet ma evidentemente di sentire comune) degli ultimi dieci anni: non discorsi ma spunti. Inception, dopo un brillante primo quarto d’ora, diventa la ripetizione ossessiva dell’idea pop alla base del film (chi non si è mai interrogato sul significato dei propri sogni?) per oltre due ore, senza una risoluzione o una vera narrazione.

Nolan lancia l’idea, indubbiamente accattivante nell’immaginario collettivo, e lascia che il suo pubblico la coccoli e la faccia sua senza dargli preoccupazioni di non aver realmente capito il plot (di per se una rimasticazione di Neuromante di William Gibson): non serve capire, tanto il finale incerto è una conclusione che appunto vuol dire tutto e niente. Nolan si ferma alla superfice, come i sogni che rappresenta, più simili a spot televisivi che non alla realtà dei sogni che tutti noi proviamo.

Stessa cosa in The Dark Knight Rises: mette in scena una rivoluzione, evoca le immagini dell’Italia fascista o della Francia rivoluzionaria ma non va mai a fondo. Non dà un angolo di visione. Si limita a registrare.

Di questo ovviamente soffrono le parti più viscerali della narrazione: le scene d’azione sono piatte e poco coinvolgenti, gli inseguimenti producono noia (Batman Begins) e il sentimento (a qualcuno fregava veramente qualcosa di Rachel?) è solo un meccanismo nel grande schema del plot.

Difficile inoltre dare un tono adulto e realistico ad un film con queste premesse. Spogliato di un obiettivo finale, di un origine e anche di un combattimento finale degno di questo nome, Bane non risulta tanto differente dal Mr. Freeze di Schwarznegger: meno colore nel vestiario ma lo stesso bambinesco ed infantile desiderio di distruzione di una città. Perchè Gotham? Boh!




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Scritto con amore e in velocità da Tommaso Urban :)