Cloud Atlas

Finalmente aria fresca.

E’ questo che ho pensato durante la proiezione di Cloud Atlas. La collaborazione tra i Wachowski (The Matrix, Speed Racer) e Tom Tykwer (Profumo – Storia di un Assassino, Lola Corre, The International) è un film grande, grosso e tanto, tanto ambizioso. Sei differenti storie in sei differenti momenti temporali si svolgono sei differenti cortometraggi che progrediscono in parallelo grazie ad un montaggio precisissimo durante una durata complessiva di 2 ore e quaranta. Afferrate le dimensioni?

Alcune storie sono fantascienza, altre sono ad ambientazione storica ed una è puramente comica. I generi si mischiano e i personaggi si susseguono in un turbinio immaginativo che fa sembrare nuove anche le cose già viste ed esplora territori che la narrativa fantastica odierna sembrava aver dimenticato.

E’ praticamente impossibile cogliere tutto ad una prima visione. Fortunatamente però, questo è assolutamente non necessario.

Cloud Atlas cerca di farci guardare al disegno universale, non al particolare. Poco importa come le varie storie siano legate a distanza di centinaia d’anni l’una dall’altra, l’importante è cogliere che lo siano, che ognuno di noi è parte di un qualcosa di molto più grande del singolo. Ed è in questo che il film è assolutamente vincente e in controtendenza: laddove le epopee supereroistiche mettono il destino del pianeta nelle mani di un unico individuo dai poteri infiniti (avete notato però come i supereroi difendano e basta? nessuno di loro propone nulla!), Cloud Atlas mostra l’importanza delle persone comuni, degli atti quotidiani o, come dice il film, “di ogni crimine e di ogni atto di bontà” che inevitabilmente finirà per influenzare qualcun altro.




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Scritto con amore e in velocità da Tommaso Urban :)