Come Dio Comanda

Colgo l’occasione della Domenica per ripostare quattro mie vecchie recensioni che a breve spariranno dal mio vecchio sito. Spero non vi dispiaccia e che vi troviate qualche spunto interessante. Iniziamo con “Come Dio Comanda” di Salvatores:

Rino Zena (Filippo Timi) e suo figlio Cristiano (Alvaro Caleca) vivono un’esistenza difficile, fatta di disoccupazione, umiliazioni ed assistenti sociali, in una desolata fetta del Nord-est d’Italia, fino a quando, in una cupa notte di pioggia, il loro unico amico, il mezzo matto Quattro Formaggi (Elio Germano), darà il via ad una tragica catena di eventi che cambierà per sempre le loro vite.

Nel suo ultimo film, Gabriele Salvatores ci presenta un interessante spaccato di un’umanità allo sbando, emarginati di periferia, confinati e condannati a compiere il male per sé e per gli altri. Guai a leggerlo però in un’ottica neorealista. Salvatores si avventura nei territori di genere più consoni al maestro francese Henri-George Clouzot e confeziona un thriller-noir rurale, favola nera sullo sfondo claustrofobico di un anonimo nord-est, con il suo cielo perennemente cupo, i suoi greti rocciosi e il soffocante abbraccio della catena montuosa. Calcando la mano sullo stile, all’interno di un genere che vive di esso, ci racconta la storia di un innocente, Cristiano (nomen omen visto il titolo?), costretto, suo malgrado, a celare un omicidio e a tentare di interpretare un’impenetrabile realtà dalla doppia faccia.
Compito ingrato, perchè tutti attorno a lui hanno una natura duale, multipla e mutevole, a partire dal padre, Rino che, sotto l’etichetta di fascista sui generis, cela l’eroe dal rigido codice morale e l’ossessione per le pistole. Seguono, in una sorta di escalation, l’assistente sociale Trecca che, sotto le grottescamente comiche parole di vicinanza a Rino e Cristiano, cela il vuoto e l’incuranza di uno stato assenteista; la compagna di scuola Fabiana, che nasconde una femme fatale in erba sotto l’immagine della dolce ragazzina e possiede addirittura un doppio fisico, la pornostar Ramona; la società nel suo insieme perbenista e rispettosa, in grado però di mostrare il suo lato feroce appena viene intaccata personalmente; ed, infine, Quattro Formaggi, personalità multipla dichiarata, ex-adulto, in parte bambino innocente, in parte divinità impazzita che spara sul suo mondo artificiale prima di suicidarsi, e mostro, simile a tutti noi, lupo cattivo che segue Cappuccetto Rosso nel bosco, capace di scambiare il sesso con l’amore ed incapace di prendersi le sue responsabilità.

Un film ambivalente, dunque, in cui niente è quello che sembra e che, quindi, termina il giro nell’inferno del quotidiano con un finale positivo, un filo di speranza perché, in fondo, la dualità è insita nell’umanità, un unione di male e bene che non cessa di affascinare e stupire.




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Scritto con amore e in velocità da Tommaso Urban :)