Dead Space 2 (Playstation 3)

Come direbbero gli americani: what a ride! Semplicemente favoloso!

Grossa evoluzione rispetto al precedente episodio. Se il primo era praticamente Half Life in terza persona qui la piega va più verso il third-person (shooter?) vero e proprio.

Isaac ora ha una personalità, un volto – praticamente tutto il primo capitolo è privo dell’ormai classico casco (nel primo si vede solo per un attimo all’inizio e alla fine) – e – udite udite – ha una voce e parla!

Il gioco a livello di ritmo e atmosfera mi ha ricordato Resident Evil 2: va un pò più verso l’azione e, proprio come in quel gioco, c’è la forte sensazione di star assistendo alla fine di una città, all’inizio di un’apocalisse. Rispetto al primo c’è anche una forte varietà di ambienti (anche qui come la differenza tra il primo e il secondo Resident Evil) visto che qui il protagonista è su una città su Titano.

E’ comunque ancora terrificante e, giocandolo tutto di un fiato dopo il primo episodio, l’accellerazione nel ritmo ha perfettamente senso a livello narrativo: in Dead Space stavamo esplorando e scoprendo – era un primo contatto – mentre in Dead Space 2 ormai conosciamo la minaccia meglio di chiunque altro e dobbiamo affrettarci ad arginarla prima che sia troppo tardi.

Altre considerazioni sparse:

– altri giochi che mi sono venuti in mente sono Silent Hill 2 (a causa dell’inizio nell’ospedale), Metroid (anch’esso ispirato ad Alien e La Cosa con una protagonista dalla tuta upgradabile intenta ad esplorare tunnel e corridoi combattendo alieni mostruosi) e Eternal Darkness visto che – SPOILER – si gioca molto sulla follia-malattia mentale di Isaac (rivelata alla fine del primo episodio).

– Resident Evil Revelations, più che un ritorno alle origini era un mettersi al passo con Dead Space (me lo ha ricordato pure nell’opzione di recap del precedente episodio). Ne approfondiremo più avanti le enormi somiglianze – comunque non è affatto un male.

– E’ interessante l’enfasi di Dead Space su le sette religiose e lo scontro contro il governo in giochi pubblicati nel post-11 settembre, dove la lotta religiosa è stata fortemente propagandata in America.

– Ho adorato il riferimento a Lovecraft con il guardiano Howard Philiphs. Tra l’altro le connessioni lovecraftiane sono ancora più pronunciate in questo capitolo (SPOILER – con l’identificazioni dei creatori originali del Marker)

– Considerazione di design, rispetto al primo c’è un andamento più lineare: mentre nel primo si utilizzava ancora molto il backtracking come elemento di creazione di tensione (come nei classici survival horror – ed in questo era veramente un gioiellino di design) mentre qui si procede in un avanzamento costante, in modo più alla Uncharted. Cambia quindi anche il modo di far paura: ci sono più “salti sulla sedia” dati dalle allucinazioni di Clarke.

In definitiva, uno dei migliori di questa generazione assieme al primo capitolo. Da avere e giocare (a meno che non siate deboli di cuore!).

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Scritto con amore e in velocità da Tommaso Urban :)