Dead Space 3

Altro giro, altra storia di un gioco che non mi piaceva e poi ho adorato. Quando mi sono buttato a farmi la mia maratona di giochi horror lo scorso ottobre, il grosso dell’impegno l’ho dedicato a Dead Space. Finiti con entusiasmo i primi due capitoli mi sono lanciato nel terzo ma l’ho abbandonato poco dopo: non tanto per la maggior dose d’azione che tanti hanno lamentato, quanto per i cambi alla fisica e al responso dei nemici ai colpi delle armi ormai classiche e al cambio totale del sistema di customizzazione della armi. Forse anche perchè avendo già accumulato una quarantine di ore di gioco sui primi due capitoli stavo andando in overdose.

Sei mesi dopo l’ho ripreso in mano con tutt’altro umore e spirito e, dopo Resident Evil 6, ecco un altro gioco che ho inaspettatamente adorato.

La maggior enfasi sull’azione si sposa bene con lo stato d’animo del protagonista, l’atmosfera è a livelli altissimi come in tutti i precedenti capitoli e le possibilità di customizzazione delle armi lasciano totalmente al giocatore la libertà di approcciarsi al gioco nel modo in cui preferiscono.

L’ho giocato solo in single player e, per la prima volta nella mia vita, ho la curiosità di giocare la storia anche in multiplayer, quindi non è detto che non lo riprenda in mano a breve.

Detto questo comunque, non poteva non entrare nella mia personalissima classifica dei giochi preferiti di sempre un gioco che fonde alla perfezione Alien e La Cosa e fondamentalmente rende interattivo il racconto Alle Montagne della Follia di Lovecraft. Solo per questo 10 e Lode (hanno fatto fatica al cinema a rendere così bene l’immaginario lovecraftiano, farlo in videogioco è ancora più immenso!) ma ci sono tanti set pieces decisamente emozionanti che mi sono rimasti a lungo nella memoria dopo aver finito il gioco che quindi lo pone direttamente tra le mie migliori esperienze interattive degli ultimi anni.

Un’ultima cosa: è molto interessante l’utilizzo della camera virtuale durante le sequenze narrative che quasi mai si discosta dalle spalle del protagonista e anche quando lo fa, lo fa sempre in una sorta di piano sequenza senza stacchi o cambi di inquadratura. E’ una sorta di versione in terza persona delle modalità narrative degli FPS più narrativi (alla BioShock per intenderci) ed è molto caratterizzante rispetto a giochi simili (come Uncharted) donando all’esperienza una continuità impressionante.

Promosso a pieni voti e non vedo l’ora di vedere cosa farà questo team di sviluppo assieme alla regista e designer di Uncharted sul prossimo gioco dedicato a Star Wars!

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Scritto con amore e in velocità da Tommaso Urban :)