Orfani di Roberto Recchioni e Emiliano Mammuccari

Il primo numero di Orfani non mi è piaciuto. Per niente.

E mi dispiace perchè ero molto interessato a questa prima incursione Bonelli nel mondo delle serie a colori.

Ad essere sinceri il colore c’è tutto: la copertina di Massimo Carnevale colpisce, come al solito per questo autore, per la sua bellezza e i disegni di Emiliano Mammuccari vengono esaltati dall’ottima colorazione realizzata da Bonelli per questa nuova serie.

La parte tecnica, il valore estetico c’è. Quello che non c’è, è una storia interessante.

Recchioni costruisce il suo racconto, come al solito, da una ragnatela di rimandi ad opere più o meno famose dell’immaginario cinematografico, fumettistico e letterario – da una prima lettura, quelle che mi sono balzate all’occhio sono l’intera filmografia di James Cameron, Il Gioco di Ender, Starship Troopers, Akira, Frank Miller in generale, e tanto, tanto Halo – ma il gioco mi ha ormai stancato, soprattutto quando non sembra sotteso a raccontare nulla se non un intrattenimento fine a se stesso.

E’ vero, le opere sopracitate sono esse stesse intrattenimento allo stato puro, ma ognuna di esse ha un messaggio, un perchè emotivo a cui legarsi. Qui sembra di assistere al gameplay video di un deathmatch a Halo. Capisco che il target esibito per questa serie sono i videogiocatori – e io sono un videogiocatore – ma qui sembra inteso in modo deleterio: dialoghi improbabili e noiosi e personaggi stereotipati impediscono, almeno per me, un coinvolgimento di qualsiasi tipo – nonostante quelle armature spaziali siano davvero fighe.

Forse un senso emergerà nei prossimi numeri, ma non credo di aver voglia di dargli altri 4.50€ in fiducia. Piuttosto mi rileggo Kodoku Experiment di Hoshino.




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Scritto con amore e in velocità da Tommaso Urban :)