Shadows of the Damned (Playstation 3)

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Primo titolo per la mia maratona di giochi horror che durerà tutto ottobre (vediamo quanti ne riesco a finire) è Shadows of the Damned.

Il gioco vanta un trio di celebrità del genere alle sue spalle, Shinji Mikami (e quindi si gioca), Akira Yamaoka e Suda51 e, udite udite, alla regia l’italiano Massimo Guarini (che per questo gioco mi chiedo se abbia anche tratto ispirazione dal classico trash del fumetto italiano anni ‘90, Dick Drago!).

Il gioco, non so perchè, mi ha ricordato il caro vecchio Nightmare Creatures per Playstation, forse per il suo mix di ambientazione gotica, progressione lineare e sensibilità arcade. Quello e il caro vecchio Castlevania classico (Super Castlevania IV per SNES per essere precisi) un pò per il plot “io contro il Signore del Male ma prima devo raggiungere il suo castello” e un pò per la progressione marcata di livello in livello su una mappa (qui lineare).

Ricordo che al tempo dell’uscita ho letto una recensione che lo descriveva come “Resident Evil 4 incontra Evil Dead” e dopo una prima partita ritengo che la descrizione sia praticamente perfetta (anche troppo, visto che Evil Dead è apertamente ricostruito in uno dei livelli – uno di quelli più tesi tra l’altro – così come un’altro livello mi ha riportato alla memoria un altro classico degli anni ‘80, Ghostbusters).

Rispetto a Resident Evil, che enfatizzava gli elementi più horrorifico-fantascientifici del body horror, Shadows of the Damned ne esplora quelli più comico-grotteschi ed è intriso di riferimenti al corpo e alla fisicità in ogni dove. Dai continui riferimenti sessuali agli infiniti tatuaggi che coprono il protagonista, dai corpi smembrati che adornano ogni livello al corpo mutaforma dell’aiutante Johnson, il corpo è il protagonista assoluto di Shadows of the Damned e, vista l’attenzione per la presentazione e le ambizioni artistiche delle produzioni Suda51, non ritengo che ciò sia un caso.

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Dal punto di vista di gameplay ho apprezzato le meccaniche fortemente retròarcade che caratterizzano l’azione di gioco (una boccata d’aria dopo tanto cover shooting), sempre tesa e mai noiosa (se non nella prima mezz’ora di gioco, dove il titolo stenta un pò a decollare) anche grazie ad un ottimo uso dei puzzle ambientali creati dalla meccanica luce vs ombra (l’ombra erode costantemente l’energia del protagonista, la luce lo salva). Ottimo diversivo le sequenze 2D incluse in uno dei “mondi” del gioco.

Graficamente non si grida al miracolo ma tutto quello che c’è è d’atmosfera e va bene così, visto che riesce a disturbare in più di un’occasione – cosa che nei comedy horror non è tanto facile. Ad aiutarlo in questo c’è sicuramente la musica dove Yamaoka, come al solito, non delude.

Un ottimo risultato che trae forza dall’essere un prodotto “non per tutti” nato da continui scontri tra i suoi tanti elementi: commedia-horror, oriente-occidente, grezzo-elevato etc. etc.

“Shadows of the Damned” è acquistabile su Amazon.it a questo indirizzo: Shadows of the Damned (PS3) [Edizione: Regno Unito]




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Scritto con amore e in velocità da Tommaso Urban :)