The International

Continuiamo con “The International” (tra l’altro non vedo l’ora di vedere il nuovo film di Tykwer con i Wachowski, “Cloud Atlas”; qui negli States stanno passando i trailer e sembra davvero epico):

Louis Salinger (Clive Owen) è un agente dell’Interpool impegnato a fermare l’IBBC, un colosso bancario invischiato in una rete globale di traffici illeciti e di assassinii. La sua crociata lo porterà a girare il mondo in una mortale caccia all’uomo. Prodotto dall’atipico tradizionalismo, una boccata d’aria fresca dal sapore classico, The International è l’ultimo lavoro di Tom Tykwer, già autore dell’acclamato thriller Lola Corre. Tykwer torna al genere che l’ha reso famoso, raccontando la lotta dell’agente dell’Interpool Louis Salinger (Clive Owen) per assicurare alla giustizia la “malvagia” banca IBBC ma, al contrario di Lola Corre, che sorprendeva lo spettatore con l’utilizzo di narrazioni multiple e montaggio sostenuto, questa volta il regista tedesco applica un registro più classico, ragionato, omaggiando i capolavori del maestro Alfred Hitchcock. L’autore rilassa il montaggio, rifugge le antiestetiche pulsioni documentaristiche della recente cinematografia e, durante i 120 minuti di durata, accumula la tensione meticolosamente, minuto dopo minuto, giocando, come pochi sanno fare, sulle aspettative e sullo sguardo dello spettatore per creare un clima di disperazione paranoica, che è, in fondo, l’obiettivo finale di ogni buon thriller. Tykwer dipinge con inquadrature delicate il mondo occidentale nelle sue opposizioni visive e morali, fatte di architetture fredde e moderne, sostituibili quanto i “cattivi” che le occupano, così come di luoghi ricchi di vita, storia e cultura preferiti dai “buoni”, ma ci ricorda costantemente che tutto è ingabbiato nelle spire della cospirazione globale dettata dal denaro. E’ questa la realtà della metafora bancaria. Come il maestro inglese sapeva riempire di significati altri i suoi thriller per il grande pubblico, Tykwer non si accontenta di confezionare uno dei migliori spy thriller degli ultimi anni e, dietro tutti i discorsi sulle banche, traffici illeciti e controllo del debito, cela l’ossessiva ricerca di giustizia da parte di un protagonista che non vuole arrendersi all’idea di una moralità in mano al miglior offerente. E’ questa la vera forza del film. Nel panorama cinematografico post-undici settembre, dominato da giustizieri e vendicatori di ogni tipo, la ricerca del personaggio di Louis Salinger, cocciutamente ancorato al possibile, ha un sapore stranamente umano, realistico. La sua è un’odissea che lo porta ad attraversare il mondo e a sbattere disperatamente contro le stesse porte in una spirale ossessiva, magistralmente rappresentata nella sparatoria al Guggheneim di New York, condannata a non avere esiti positivi. “E’ compito della finzione dare un senso alle cose” dice uno dei personaggi del film e qui, infatti, la conclusione non è aperta ma, bensì, amara: in un mondo-mercato dove tutto ha un prezzo e tutto è sostituibile esiste ancora la giustizia?




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Scritto con amore e in velocità da Tommaso Urban :)