L’omologazione ad Uncharted e l’indescrivibile bellezza di The Last of Us

Chiunque abbia seguito anche con vago interesse l’ultimo E3, tenutosi lo scorso maggio (è giù passato così tanto tempo?!?) si sarà sicuramente accorto della virata intrapresa dall’industria che, diminuendo il numero di cloni di Call of Duty che hanno spadroneggiato negli ultimi due anni, ha deciso che il modello da seguire a tutti i costi è quello di “Uncharted 2”.

Più che un modello, una formina.

Difficile guardare i video di presentazione dei vari titoli presenti in fiera e non pensare di trovarsi di fronte ad una sorta di Total Conversion del capolavoro dei Naughty Dog.

Il bello è che, senza nulla togliere alla possibile qualità dei titoli in uscita (tra l’altro cosa esce a Natale? Sembra che l’intera industria, ad eccezzione del miopismo masochista di Capcom con Resident Evil 6, abbia deciso di lasciare la stagione dei regali ad Activision con il nuovo Modern Warfare, spostando la finestra d’uscita a marzo del prossimo anno), sembrano già vecchi prima di uscire se confrontati a The Last of Us.

Se quanto abbiamo visto finora di The Last of Us si estenderà per intero al gioco completo ci troveremo di fronte ad un gioco in grado di offrire un esperienza totalmente cinematografica (incredibile l’utilizzo di illuminazione per l’atmosfera e, soprattutto, della telecamera che si muove sempre nella maniera corretta per catturare l’emozione del momento) senza però legarci ad uno sviluppo on-rails, come invece sono costretti a fare molti suoi colleghi in prima o terza persona usciti negli ultimi anni per enfatizzare la messa in scena a discapito dell’interattività.

Se (e sottolineo SE. Se non gioco non credo) il gioco completo manterrà queste promesse ci troveremo di fronte ad una nuova (ennesima?) rivoluzione. E ai relativi imitatori.




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Scritto con amore e in velocità da Tommaso Urban :)