Trilogia Transformers

Andiamo lenti (l’ultimo articolo risale a più di un mese fa) ma man mano procediamo a ricapitolare tutto ciò che ho visto e letto in questi mesi.

Una delle esperienze più ignoranti della mia estate appena passata è stata l’intera trilogia di Transformers al cinema, seguita dall’anteprima del quarto capitolo.

Ricordo di aver visto il primo Transformers al tempo della sua uscita al cinema e di esserne uscito sufficientemente disgustato da non voler vedere nessuno dei successivi episodi. Volevo vedere robot giganti che se le davano e invece mi sono ritrovato a guardare un sacco di scene frenetiche in camera a mano senza riuscire a capire molto dei combattimenti.

Quindi com’è che quest’anno, diversi seguiti dopo (sbirciati qua e là in home-video con equo disgusto) sono finito a vedermeli tutti al cinema? Perché fondamentalmente volevo capire meglio una delle saghe cinematografiche che – assieme alla serie cine-televisiva dei personaggi Marvel – sta definendo il cinema di questi ultimi anni. Anche perché, tutti lo sfottono e lo maltrattano ma alla fine incassa sempre un sacco. Quindi come fa?

Devo ammettere che vedere quattro episodi (il quarto lo tratterò a sé) uno di seguito all’altro è stata un’esperienza illuminante – o allucinante? -in quanto: 1) si nota pesantemente l’evoluzione del regista – sempre ossessivamente attento alla parte tecno-estetica del film più che a quella umana; 2) di quanto sia satirico nei confronti dell’America e dei suoi miti ingozzando al contempo quel pubblico con tutto quello che vogliono.

Fondamentalmente si tratta della versione contemporanea dei B-movie sci-fi degli anni ’50, la materializzazione kid-friendly delle paure post-11 settembre tanto quanto quelli lo erano della Guerra Fredda: i mostri sono tra noi, sono gli oggetti di uso comune che si rivoltano contro di noi. È comunque interessante notare che la gran parte dei cattivi prendano la forma di macchinari delle forze dell’ordine americane siano essi elicotteri militari o macchine della polizia.

La serie, proseguendo, passa dall’essere un epigono ultracinetico di Independence Day ad una macchina inghiotti film-sputa set-pieces (Transformers 2) ad infine un mix satira-azione vagamente più coeso nel terzo episodio.

Da un punto di vista estetico i film sono praticamente perfetti (visti al cinema), un’orgia visiva degna di una pubblicità a budget illimitato (cosa che peraltro sono, visto il product placement omnipresente) mossa da un plot inesistente che salta da scena a scena come uno spot (l’estremizzazione della tecnica narrativa introdotta nei primi James Bond degli anni ’60) che però, visto nel suo insieme, ridicolizza (consciamente? inconsciamente?) la way-of-life e i miti americani (l’eroismo militareggiante in primis per poi passare al buon imprenditore) e la tendenza a rendere tutto merce (“Sei la mia cosa più preziosa” dice il protagonista alla fidanzata).

Da rivalutare.



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Scritto con amore e in velocità da Tommaso Urban :)