Wolfenstein The New Order

Wolfenstein: The New Order

Non sapevo bene cosa aspettarmi da Wolfenstein: The New Order. Basandomi sulle recensioni pensavo si trattasse di uno sparatutto in soggettiva della vecchia scuola, molto arcade. Giocandolo invece mi ha dato un feedback molto più vicino alla serie di Bioshock: l’azione è vecchia scuola e dà un incredibile sensazione di potenza (quando si spara contemporaneamente con due mitra e i muri iniziano a sgretolarsi è difficile non sentirsi esaltati) ma il tutto è integrato all’interno di un forte comparto narrativo.

Per fortuna la trama regge eccome: gli sviluppatori hanno reso BJ un protagonista veramente carismatico e la narrazione è degna del miglior romanzo di fantascienza distopico alla Philiph K. Dick (ovviamente mi riferisco a La Svastica sul Sole). Non si fa problemi a trattare tematiche difficili e “adulte” (in assoluto mi è piaciuta la ricostruzione fantascientifica dei campi di sterminio, molto vicini alle terribili controparti reali – difficile non provare una sensazione di disgusto ed oppressione in quei frangenti), mette i giusti dubbi a chi vuole intendere e riesce ad inserire anche momenti di grande “sense of wonder” e ironia (splendidi i richiami a 2001: Odissea nello Spazio e alla cultura pop degli anni ’60).

screenshot wolfenstein the new order

Diciamo che la cosa più incredibile di Wolfenstein: The New Order è il mix di sensazioni che ha saputo regalarmi: un po’ James Bond e un po’ Indiana Jones, un po’ riflessione e un po’ divertimento primordiale, molta ironia e tanti momenti drammatici, un po’ sparatutto contemporaneo e un po’ di rimandi ai classici di 20 anni fa. Insomma, un tour-de-force emotivo che mi ha lasciato con la voglia di rigiocarlo (e la voglia di giocare all’espansione The Old Blood) e ri-gustarlo. Un titolo da non lasciarsi sfuggire.



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Scritto con amore e in velocità da Tommaso Urban :)